Home

 

INTERVISTA CON MATTHEW SIMMONS

di Mike Ruppert
traduzione di Carpanix

 


Matthew Simmons è il CEO della maggiore Banca per l’Investimento Energetico del mondo, Simmons & Company International. Ha un sito web: www.simmonsco-intl.com. I suoi clienti comprendono Halliburton; Baker, Botts, LLP; Dynegy; Kerr-McGee; e la Banca Mondiale. Dal 1993, ha sottoscritto o finanziato 18 transazioni del valore di oltre 350 milioni di dollari. Di queste, sei ammontavano a oltre un miliardo di dollari. Simmons è membro del Consiglio delle Relazione Estere e serve nella Task Force del Gas Naturale del Consiglio Nazionale Petrolifero. Ha molto da dire a proposito del blackout di rete del Nordest, delle sue cause e di ciò che esse implicano per il futuro. Ha anche molto da dire a proposito del picco massimo nella produzione di petrolio e gas.
FTW ha intervistato Simmons al telefono dalla sua casa di Rockport, nel Maine, il 18 agosto 2003.

 

FTW: Qual è la cosa più importante che vuole che gli Americani sappiano a proposito del Mercoledì Nero?
SIMMONS: Questo blackout dovrebbe essere un’incredibile scossa che ci dice molto a proposito dei problemi energetici che finiranno per impedire ogni futura crescita economica. È come se la gente avessero ignorato delle telefonate moleste rifiutando di prestar attenzione ad un problema che non scomparirà. È come la chiamata dello spettro di Enron. L’evento in sé è stato sconvolgente. Gente esperta come il Governatore Pataki alla testa del NERC [Consiglio Nordamericano per la Affidabilità Elettrica] si chiedeva come fosse potuto succedere. Ma il problema era inevitabile. La sola cosa che non sapevamo era quando si sarebbe verificato.
 
FTW: Che è successo?
SIMMONS: Su larga scala, una deregolamentazione. La deregolamentazione ha distrutto i margini della capacità di carico. Nel regime di deregolamentazione, il margine della capacità di carico è stato etichettato come “un notevole spreco” e rimossa dal sistema per tagliare i costi e incrementare i profitti. L’esperienza ci ha insegnato che la situazione meteorologica è il colpevole principale in eventi come questo. Il sistema deve essere progettato per domande di picco che potrebbero verificarsi anche una sola volta in cento anni. Se non ci si prepara a questo, si sta andando incontro volontariamente a massicci blackout. In genere, non vengono costruite nuove centrali a meno che ci sia un mandato, e il mercato libero non mette in atto investimenti che diano un profitto dell’1%. Non c’è stato neppure alcun investimento in nuove linee di distribuzione.
Sotto a tutto ciò, sta il fatto che non abbiamo idea di come immagazzinare energia elettrica. E ogni aspetto della capacità di carico, dai generatori alle linee di distribuzione, alle linee verso le vostre case e dentro di esse, ha una determinata capacità. Quando si eccede questa capacità, le linee fondono. Ecco perché abbiamo le scatole dei fusibili e perché le linee elettriche vengono interrotte. Così abbiamo creato una ciclicità viziosa che cresce nel tempo.
Un altro problema è che con la deregolamentazione la gente pensava che avrebbe potuto prendere in prestito energia dai propri vicini. New York pensava di poterne prendere in prestito dal Vermont. L’Ohio pensava che di poterne prendere in prestito dal Michigan, ecc. Questo sistema funziona, ma solo fino al momento nel quale tutti si ritrovano ad aver bisogno di un prestito allo stesso tempo, senza che ci sia alcun posto dal quale ottenerlo. Una seconda importante ragione è che negli anni ‘90 furono prese decisioni in base alle quali tutte le nuove centrali di produzione dovevano essere alimentate a gas. Si è tenuto un incontro quest’anno, relativamente al gas naturale e, come sapete, ho parlato per un po’ di tempo dei problemi che il gas stesso ci sta procurando. Molti pensavano che quest’inverno sarebbe stato mortale, e devo dire che è un miracolo se siamo riusciti a ripristinare le nostre scorte di gas mentre iniziavano i mesi freddi. Quest’inverno sarebbe potuto essere un grande disastro. Abbiamo visto un collasso nei prezzi del gas in un ordine da cinque a otto dollari (per mille piedi cubi) e l’unica ragione per la quale ciò di è verificato è che nel corso dell’intera estate ci sono stati solo alcune giornate nelle quali la temperatura è salita al di sopra degli ottanta gradi [Fahreneit, ovviamente, cioè circa 27°C - N.d.T.]. Si è trattato di un miracolo. Ci ha consentito di prepararci all’inverno, ma non dovremmo essere ottimisti. Sarebbe sufficiente un buon uragano che interrompesse la produzione, una improvvisa ondata di calore, o un inverno gelido per metterci in condizione di non avere soluzioni.
 
FTW: Anche il gas naturale?
SIMMONS: Be’, so che lei lo capisce, ma la gente deve comprendere il concetto del raggiungimento del picco massimo nella produzione e del declino irreversibile. È un problema ancora più acuto, con il gas, che non segue una curva a forma di campana, ma tende a precipitare di botto. Ci saranno sempre petrolio e gas nel sottosuolo, anche fra un milione di anni. La domanda è: sarai un microbo che va giù nel sottosuolo e mangia il petrolio in piccole sacche a profondità che nessuno può permettersi o è in grado di trivellare? spenderai centinaia di migliaia di dollari per perforare un pozzo di gas che si esaurirà in pochi mesi? Tutti i grandi depositi sono stati trovati e sfruttati. Non ci sarà alcuna drammatica nuova scoperta e la tendenza nelle scoperte ha reso questo fatto abbondantemente chiaro.
Ci troviamo in un vicolo cieco nel quale non ci saremmo mai dovuti cacciare e ciò ha implicazioni molto serie. Vediamo anche i problemi inevitabili che seguono un importante blackout: niente acqua, niente scarichi fognari, niente benzina. Il problema della benzina è molto importante. Le nostre riserve di benzina sono quasi ai minimi storici. Con il blackout, sono andati persi più di settecentomila barili al giorno di capacità di raffinazione. Alla gente è stato detto di bollire l’acqua. Così cosa hanno fatto? Hanno fatto ricorso alle proprie cucine elettriche, che non funzionavano. Quindi?
 
FTW: Viene da chiedersi della Francia e dell’ondata di caldo che ha ucciso 5.000 persone.
SIMMONS: L’unica ragione per la quale all’Europa è stato risparmiato un blackout peggiore di quello che ha colpito gli Stati Uniti è che l’Europa usa a mala pena l’aria condizionata. Infatti, anche se l’America usa molta aria condizionata, alcune zone sono divenute abbastanza efficienti nel modo in cui vi fanno ricorso. Quantitativamente, usiamo più energia perché siamo più numerosi. Ma il condizionamento dell’aria è un’esperienza relativamente nuova per l’Ontario, in Canada. Fino a tempi recenti, l’Ontario è stato un esportatore di energia. Esso ha una popolazione appena superiore ai 12 milioni di persone. Con l’aria condizionata, negli ultimi cinque anni, l’Ontario è diventato un importatore di energia elettrica. Ora, in una giornata estiva normalmente calda, il picco di energia impiegata dall’Ontario è in media di 23.000 Gigawatt.
Il Texas, con una popolazione di 25 milioni di persone, ha raggiunto il primato dei 60.000 Gigawatt appena una settimana prima del blackout. La differenza è che, a parte alcune linee poco importanti intorno all’Arkansas, il Texas è autonomo per quanto riguarda l’energia elettrica. Non è legato ad alcun altro utilizzatore. Come abbiamo visto nel Mercoledì Nero, Ottawa faceva parte di un sistema di interconnessioni che non poteva fare altro che crollare.
 
FTW: Quindi, quanto è importante il fattore meteorologico?
SIMMONS: Secondo me, è stato il fattore. Per comprendere quanto le condizioni meteorologiche determinino l’uso di energia, nella settimana del 3 agosto, gli Stati Uniti stabilirono il primato nazionale dell’uso di energia in 90.000 Gigawatt. L’uso di energia degli stati del Medio Atlantico è balzato del 29,5% sopra quello dell’anno scorso e del 20% sopra le quattro settimane appena successive. Perché? La temperatura è stata altrettanto alta di quella che abbiamo avuto nel Mercoledì Nero. Se vuoi comparare questo fatto con i veicoli e il sistema stradale, l’aria condizionata è il sistema autostradale e Internet è l’equivalente dei grossi veicoli sportivi fuoristrada. Tutto ciò che è accaduto il 14 agosto ha avuto inizio alle 17:00 (le 5 del pomeriggio nei vari fusi orari). Quello è il momento nel quale tutto è in funzione nello stesso tempo: nell’ambito industriale, residenziale e commerciale. È il momento nel quale la domanda raggiunge il massimo, indipendentemente dal tempo che fa. E noi sappiamo che alle 17 di quel giorno, gli Stati Uniti hanno raggiunto il picco massimo di tutti i tempi, nell’impiego di energia. Quello è stato il momento nel quale il sistema è andato in tilt.
 
FTW: Così, abbiamo fondamentalmente due schieramenti che dicono che i problemi sono la capacità di generazione e le linee di distribuzione, senza considerare il problema delle materie prime. Che dire degli avvocati a favore della deregolamentazione che sostengono che darebbe come risultato una maggiore capacità di generazione?
SIMMONS: La storia risponde a questa domanda. Successivamente al blackout del 1965, quando fu creato il NERC, ci fu un mandato secondo il quale i fornitori di energia di proprietà e gestione pubblica dovevano costruire nuove centrali. Ogni cinque anni, fu aggiunto il dieci per cento alla base di generazione. Quando venne attuata la deregolamentazione, negli anni ‘90, si sostenne che essa avrebbe consentito di accedere a grandi quantità di energia negli stati vicini. Nei primi cinque anni del decennio, fu aggiunto complessivamente solo il quattro per cento di capacità produttiva. Nei cinque anni successivi, solo il due per cento.
Nell’estate del 1999, abbiamo avuto trenta crisi produttive in sequenza, che hanno dato il via al più grande boom di costruzione di nuove centrali della storia durante il quale vennero costruite centrali per 220.000 megawatt ad un costo di capitalizzazione compreso tra i seicento e i settecento dollari per megawatt. Il 98% di quelle centrali erano a gas.
Si decise di costruire solo centrali a gas per diverse ragioni. La costruzione di centrali a carbone richiedeva da cinque a sette anni. Esse sono ambientalmente molto sporche e il processo di ottenimento dei permessi è difficile. Abbiamo costruito in tutti i siti idroelettrici possibili. Il nucleare è impopolare e dispendioso. Le centrali a petrolio sono un residuo dei giorni nei quali il petrolio era a buon mercato. Quei giorni non torneranno, poiché il picco massimo nella produzione petrolifera è con noi ora.
Inoltre, le centrali elettriche alimentate a petrolio costituiscono uno dei meno efficienti impieghi che riesco ad immaginare per un barile di petrolio. Tutto ciò lasciava come unica scelta il gas naturale e gli economisti pensarono, sbagliandosi, che ce ne sarebbero state scorte in quantità. Ma le centrali a gas furono costruite senza scorte. Si ricorse a contratti sintetici, sullo stile alla Enron, per vendere in anticipo del gas da consegnare in futuro, senza tenere conto che esso non necessariamente esisteva.
 
FTW: Presupponendo che ci siano materie prime sufficienti per mantenere in funzione le nuove centrali, di quante costruzioni stiamo parlando?
SIMMONS: Ogni stato avrebbe bisogno di costruire un eccesso di capacità produttiva dal 40% al 50%. Un cuscinetto del 40% fornisce semplicemente la possibilità di resistere ad una giornata di alte temperature estive e la possibilità di crescere di circa il 3% all’anno per tre anni.
 
FTW: Però, anche se ripristiniamo una situazione di regolamentazione, ci saranno comunque problemi con le materie prime per alimentare le centrali. Quanto sono seri questi problemi?
SIMMONS: Qualcuno dovrà essere lasciato indietro per superare i momenti più difficili. Se il consumo di gas si impenna per una ondata di calore di una decina di giorni, sarà necessario interrompere completamente il consumo industriale per compensare e per proteggere la rete elettrica. Come vado dicendo da anni, non ci sarà gas a sufficienza per mantenere in fuzione le centrali esistenti centrali, senza neppure considerare quelle nuove.
 
FTW: Intende dire fermare l’economia per dieci giorni per evitare che la gente cuocia?
SIMMONS: Sì.
 
FTW: Tutti continuano a ripetere che ANWR (la Riserva Naturale dell’Artico) sarebbe la risposta, se vi si effettuassero delle trivellazioni. È vero?
SIMMONS: ANWR non è “La Risposta”. Però ha senso sviluppare il progetto. Trivellare in quella zona non dovrebbe avere un impatto negativo sulle pianure costiere dell’Artico. Con grande fortuna, potrebbe fornire 300.000 e forse anche fino a 1,5 milioni di barili al giorno e una gran quantità di gas naturale che potrebbe durare un decennio o due. Ma non deve diventare la sola risposta. D’altra parte, se ANWR viene mantenuta come zona proibita, diviene nessuna risposta.
 
FTW: Che dire dell’importazione di gas da oltre oceano? Russia e Indonesia hanno enormi riserve; il Canada, come i Canadesi sono dolorosamente consapevoli, è quasi esaurito per ciò che riguarda il gas.
SIMMONS: I giacimenti di gas dell’Indonesia sono molto vecchi. I suoi giacimenti di Natuna, una fonte di gas ormai al verde della quale si continua a parlare, hanno il 95% di CO2 e sembra che produrre meno di tre milioni di metri cubi al giorno costi circa 40 milioni di dollari. La Russia ha quattro vecchi giacimenti in declino che costituiscono oltre l’80% delle loro scorte di gas. I problemi del Canada sono seri quanto quelli degli Stati Uniti.
 
FTW: Eolico? Solare?
SIMMONS: Non possono in alcun modo sostituire neppure in parte l’energia fornita dagli idrocarburi.
 
FTW: Riduzione dei consumi?
SIMMONS: Ridurre i consumi sarà necessario, ma molti dei concetti legati al risparmio faranno complessivamente poca differenza. I grandi cambiamenti mirati al risparmio finiscono per essere passi quale il divieto di impiegare l’elettricità tanto per scaldare l’acqua quanto per fondere i metalli, con l’obbligo di usare invece sempre “la fiammella del gas”. Questa è molto più efficiente, i risparmi sono enormi e noi abbiamo bisogno di soffitti più bassi e di camere più piccole. Abbiamo bisogno di trasporti collettivi e di eliminare la congestione del traffico. Alla fine, abbiamo bisogno un modo per evitare che la gente usi l’aria condizionata quando il tempo diventa veramente caldo e afoso allo stesso tempo. Lo sforzo che questo utilizzo impone alla rete elettrica è eccessivo.
Dobiamo anche cominciare ad usare di notte la corrente tutte le volte che ci è possibile. Tutti questi passi sono difficili da mettere in atto ma fanno la differenza.
 
FTW: Qual è la soluzione?
SIMMONS: Non penso che ce ne sia una… La soluzione è pregare. Pregare per una situazione meteorologica clemente e per un inverno mite. Pregare che non si verifichino uragani e che venga fermata l’erosione delle scorte di gas naturale. Nelle circostanze migliori, se tutte le preghiere vengono esaudite, può essere che non ci sarà crisi per due anni. Dopo questo termine, la crisi è una certezza.
 
FTW: Dopo questa buona notizia, diamo un’occhiata alle riserve petrolifere.
SIMMONS: Attualmente, i problemi relativi alle scorte di petrolio sono altrettanto gravi che quelli legati alla rete elettrica. Il mese scorso, l’IEA (Agenzia Internazionale per l’Elettricità) ha aggiornato i propri dati di riferimento. Essi, per anni, hanno parlato di una notevole impennata prossima ventura nelle scorte dei Paesi non appartenenti all’OPEC, escludendo l’ex-Unione Sovietica. Non si è verificata. Abbiamo i più alti prezzi del petrolio in 20 anni e anche i grandi avanzamenti tecnologici non hanno avuto un impatto misurabile né sulle scoperte di nuovi giacimenti, né sulla produzione dai giacimenti già noti.
 
FTW: Ho di recente notato la velocità con la quale l’oleodotto Ciad-Camerun è stato costruito e messo in esercizio. Il Ciad ha una riserva stimata in circa 900 milioni di barili (il consumo mondiale ammonta a 1 milione di barili ogni 12 giorni). Colgo un senso di urgenza in tutto questo.
SIMMONS: È sorprendente. Cosa sarà in grado di pompare quell’oleodotto, cinquantamila barili al giorno? Questo numero può salire, ma è irrilevante sul lungo periodo. È un segnale di quanto in realtà siano stiracchiate le riserve mondiali e che potremmo scoprire che abbiamo già raggiunto il picco massimo nella produzione petrolifera.
 
FTW: E per quanto riguarda l’Iraq e l’Arabia Saudita? Abbiamo seguito da vicino l’Iraq e tutti i sabotaggi, i danneggiamenti delle infrastrutture e gli attentati agli oleodotti stanno in realtà riducendone la capacità produttiva. Questo lascia l’Arabia Saudita con il 25% delle scorte petrolifere note.
SIMMONS: Per anni ho descritto due schieramenti: gli economisti, che ci dicevano che la tecnologia avrebbe sempre prodotto nuove scorte, e i pessimisti o le Cassandre, che ci dicevano che il picco massimo nella produzione petrolifera si sarebbe verificato entro quindici o vent’anni. Potremmo scoprire che abbiamo superato il picco nel 2000. Il che pone dalla parte del torto entrambi gli schieramenti.
Nell’ultimo anno, ho ottenuto e esaminato in dettaglio oltre 100 relazioni sulla produzione molto tecniche dall’Arabia Saudita. Ciò che ho ricavato dall’esaminare i dati è che è molto probabile che l’Arabia Saudita, già un Paese debitore, ha molto probabilmente superato il proprio picco. Se ciò è vero, allora è certo che il pianeta Terra ha superato il proprio picco produttivo petrolifero.
Ciò che questo significa, in termini molto crudi, è che non avremo più possibilità di crescita. È come per gli esseri umani che superano una certa età. Diventare vecchi non significa la stessa cosa che morire. Significa una progressiva diminuzione delle capacità, un rapido declino, seguito da una lunga coda.
 
FTW: Che ne dice di gente come Alan Greenspan e gli scrittori popolari che ci dicono che non esistono problemi gravi con le scorte di energia? Altri ci offrono l’idrogeno, che viene ridicolizzato dalla gente che ha guardato alla sua praticabilità ed efficienza.
SIMMONS: Fondamentalmente, non capiscono. Alcuni di essi sono diventati pigri. Sono stati così presi dalle argomentazioni degli economisti che hanno smesso di fare i compiti a casa. Mese dopo mese, anno dopo anno, gli eventi stanno provando che sbagliano sistematicamente e completamente. Semplicemente, non capiscono. Proprio ora, c’è un diluvio di storie a proposito delle meraviglie dell’idrogeno. Si tratta di un’altra area di grande confusione. L’idrogeno non è una fonte primaria di energia. Perché possa sorgere un’Era dell’Idrogeno è necessaria una grande abbondanza di gas naturale, o c’è bisogno di creare una grande quantità di nuove centrali elettriche a carbone e nucleari.
Ciò che trovo ironico a proposito dei nostri gravi problemi energetici è che essi ebbero inizio a Santa Barbara nel 1969. Cioè quando si compì il miglior lavoro nel creare una nuova evoluzione nella nostra abilità nel recuperare energia da giacimenti in acque profonde. Poi ci fu una tragica perdita, che diede vita al movimento ambientalista. Divenne una guerra tra l’energia moderna e gli “anarchici” ambientalisti. Essi hanno lavorato nel tempo per chiudere il nostro accesso alle zone che avrebbero potuto diversificare le forniture energetiche. Se fossimo stati in grado di sviluppare quelle aree, avremmo ora più possibilità di scelta per assicurare una continuazione della prosperità economica che diamo così per scontata. E non c’è migliore amico dell’ambiente della prosperità economica.
 
FTW: Ma il picco nella produzione petrolifera è il picco nella produzione petrolifera, non è vero? Non stiamo parlando di qualcosa che avrebbe solo ritardato l’inevitabile di alcuni anni? Avrebbe richiesto un paio d’anni trivellare ed estrarre dall’ANWR, ma lì c’è una scorta di gas per soli due anni nel migliore dei casi, ed anche meno petrolio. E poi? Alla conferenza di maggio della ASPO (Associazione per lo Studio del Picco massimo nella produzione Petrolifera) a Parigi, mi pare che proprio lei o un altro esperto abbia svelato che quattro su cinque dei costosissimi buchi in acque profonde si stanno prosciugando.
SIMMONS: Il raggiungimento del picco massimo nella produzione di petrolio e gas ci sarà, se non c’è già stato, e non sapremo mai che si è verificato fino a quando non lo vedremo “nel nostro specchietto retrovisore”.
 
FTW: È ora che il raggiungimento del picco massimo nella produzione di petrolio e gas divenga parte di un dibattito politico pubblico?
SIMMONS: Quell’ora è già passata da tempo. Come ho detto, gli esperti ed i politici non hanno un Piano B sul quale ripiegare. Se la produzione di energia raggiungerà il picco per poi declinare, particolarmente mentre 5 dei 6 miliardi e mezzo di persone impiegano poco o per niente le forme di energia moderne, sarà una scossa tremenda per il nostro benessere economico e per la nostra ricchezza — più grande di quanto chiunque possa immaginare.


Dopo avere terminato l’intervista, mi è tornato alla mente qualcosa che avevo letto di recente in un libro chiamato “Contraction and Convergence - The Global Solution to Climate Change”. (www.gci.org.uk). Si trattava di un allarmante rivelazione del fatto che fin dal 1950 c’è stata una perfetta correlazione tra la crescita del GDP mondiale e le emissioni di gas serra (cioè del consumo di energia derivata dagli idrocarburi).
In un sistema economico che è basato prima di tutto sulla crescita continua, l’affermazione di Matt Simmons secondo la quale non saremo più in grado di crescere più assume un significato completamente nuovo.

— Mike Ruppert

 

http://www.kunstler.com/mags_blackout.html>

Traduzione di Carpanix
Versione originale in inglese: fai click qui.