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INTERVISTA A LESTER BROWN
SUL MERCATO CEREALICOLO INTERNAZIONALE

traduzione di Carpanix

 

Nota: Quanto segue è una parte di un’intervista radiofonica che ha avuto luogo sulla rete locale statunitense Living on Earth.

Curwood:

Benvenuti su Living on Earth. Io sono Steve Curwood.
Se non gradite il modo in cui i prezzi della benzina sono cresciuti in questi giorni, un’altra preoccupazione potrebbe presto toccarvi: i prezzi degli alimentari più alti. Negli ultimi sette mesi, il prezzo della soia è raddoppiato, dal momento che la Cina ne ha comprato il 13% della produzione mondiale per compensarne un raccolto in calo. Il prezzo del riso è cresciuto dell’80% e anche il del frumento è cresciuto.
Nel corso degli anni, il prezzo del riso può oscillare ma, secondo l’ex funzionario del Dipartimento dell’Agricoltura Lester Brown, questi recenti notevoli aumenti riflettono molto probabilmente alcuni cambiamenti fondamentali delle forze che influiscono sulla disponibilità mondiale di cibo.
Lester Brown è oggi il presidente dell’Istituto delle Politiche della Terra e l’autore de “Piano B: salvare un pianeta sotto stress e una civiltà nei guai”. [titolo originale: “Plan B: Rescuing a Planet Under Stress and a Civilization in Trouble”]

Lester Brown, lei sostiene che il cibo ci costerà molto di più. Com’è possibile?

Brown:

Be’, ci sono due nuove tendenze ambientali che influenzano le prospettive alimentari. Una è costituita dall’abbassamento delle falde acquifere, che sono in caduta in parecchi Paesi del mondo a causa del prelievo eccessivo. Si tratta, storicamente, di una tendenza nuova della quale non abbiamo una gran esperienza, dal momento che non abbiamo mai avuto la capacità di pompaggio attuale.
Pompe diesel e potenti pompe elettriche ci permettono letteralmente di svuotare i corpi acquiferi. Ed è esattamente ciò che sta accadendo. Sta accadendo in Cina, sta accadendo in India, sta accadendo negli Stati Uniti, giusto per citare i tre grandi produttori di cereali dai quali proviene la metà dei cereali mondiali. Quindi, la carenza d’acqua sempre più diffusa rende difficile per gli agricoltori espandere la produzione alimentare abbastanza rapidamente da far fronte alle esigenze dei 70 milioni di persone che ogni anno si aggiungono alla popolazione mondiale.
La seconda nuova tendenza che sta mettendo in difficoltà la produzione alimentare sono le temperature più elevate. Ricerche recenti da parte di ecologisti specializzati in agricoltura, indicano che i raccolti sono molto più sensibili alla temperatura di quanto ci fossimo mai accorti. L’anno scorso ci siamo trovati di fronte a una acuta riduzione dei raccolti in India e negli Stati Uniti, a causa del caldo intenso e della siccità che spesso ne deriva. E quest’anno è stata l’Europa a dover sopportare gli effetti delle alte temperature.
   

Curwood:

D’accordo, ma ha detto che vedremo crescere i prezzi del cibo nel prossimo anno o due o tre, per l’impatto di ciò che sta accadendo dal punto di vista ambientale. Perché proprio ora?

Brown:

Negli ultimi otto anni, la produzione cerealicola mondiale è stata stabile. Non è cresciuta per nulla. Ma la domanda ha continuato a crescere. Così, negli ultimi quattro anni, la produzione cerealicola mondiale è scesa al di sotto dei livelli di consumo. L’insufficienza dei raccolti è stata compensata attingendo alle scorte cerealicole mondiali precedentemente immagazzinate che, alla fine di quest’anno, saranno al livello più basso mai raggiunto negli ultimi trent’anni. In precedenza, abbiamo toccato un livello così basso solo una volta.
   

Curwood:

Quando è accaduto?

Brown:

Tra il 1972 e il 1974, quando i prezzi del frumento e del riso raddoppiarono. È stato quando i Sovietici hanno segretamente messo con le spalle al muro il mercato mondiale del frumento nel 1972; dopo di che il raccolto dell’anno successivo è stato ridotto e le cose sono diventate spinose per un po’. Ora le nostre riserve sono molto basse. Veniamo da due anni consecutivi di carenza dei raccolti, un deficit cerealicolo di 90 milioni di tonnellate. E l’importante interrogativo è se l’anno prossimo gli agricoltori del mondo potranno far fronte a questo “buco” di 90 milioni di tonnellate e nutrire ulteriori 70 milioni di persone.
   

Curwood:

Pensa che non possano farcela?

Brown:

Sarà difficile. Sarà difficile. Non impossibile. Se il tempo sarà veramente buono in tutte le più importanti zone di produzione agricola, potrebbero anche farcela. Ma questa situazione si verifica molto raramente.
   

Curwood:

Come si inserisce la Cina in questo quadro?

Brown:

La Cina costituisce una bella fetta del mondo e parte delle carenze riguardano proprio quell’area. Dal 1950 al 1998, la Cina ha accresciuto la propria produzione cerealicola da 90 milioni di tonnellate a 392 milioni di tonnellate. È stato uno dei maggiori successi economici dell’ultimo mezzo secolo. Ma nel 1998 la produzione ha raggiunto il suo massimo e da allora è andata riducendosi, in parte a causa della carenza d’acqua. La produzione cerealicola cinese è scesa da 392 milioni di tonnellate nel 1998 a 326 milioni di tonnellate nel 2003. In cinque anni, è crollata di oltre 60 milioni di tonnellate. Per meglio comprendere l’entità di questa cifra, si pensi che si tratta di una quantità superiore all’intera produzione cerealicola del Canada. È anche più delle esportazioni complessive di Canada, Australia e Argentina insieme.
   

Curwood:

D’accordo, quindi sta dicendo che la Cina sta producendo sempre meno cereali per il mercato interno…

Brown:

Mentra la sua domanda cresce anno per anno.
   

Curwood:

Sì. E lei sostiene che questo fatto farà crescere il prezzo mondiale degli alimentari.

Brown:

La Cina ha compensato questa carenza, questo cedimento degli ultimi quattro anni circa, attingendo alle proprie scorte. I Cinesi avevano scorte enormi, ma quelle scorte sono ora quasi esaurite. Potrebbero reggere ancora per un paio d’anni al massimo. Dopo di che, dovranno rivolgersi al mercato mondiale per far fronte alle carenze. Quando lo faranno, vorranno importare più cereali di quanti ne abbia mai importato qualsiasi altro Paese nella storia. E quando si rivolgeranno al mercato mondiale, guarderanno per prima cosa agli Stati Uniti, dal momento che questi controllano quasi la metà delle esportazioni cerealicole mondiali. Ciò darà luogo ad una affascinante situazione geopolitica, poiché è quasi inevitabile che si verificherà. Cioè, 1,3 miliardi di consumatori cinesi con un attivo di cento miliardi di dollari rispetto agli Stati Uniti entreranno in competizione alimentare con noi, spingendo al rialzo i prezzi del cibo.
   

Curwood:

Ora, lei è proprio di ritorno dalla Cina. Cosa ha visto che possa confermare la sua convinzione che i Cinesi avranno gravi problemi alimentari nel prossimo anno o due?

Brown:

Be’, per esempio viaggiando in treno da Beijing alla capitale della Mongolia Interna, Hohhot, e da lì a Lanzhou nell’alto corso del Fiume Giallo attraversando la parte settentrionale della Cina, si vedono dune di sabbia. Si attraversa una pianura che è irrigata e verde e, improvvisamente, dal nulla, compaiono delle dune di sabbia alte tre metri. E queste dune si stanno formando a causa della perdita di vegetazione nelle zone non irrigate lontane dalle pianure alluvionali del fiume.
La Cina ha una quantità enorme di bovini, pecore e capre. Qui da noi, abbiamo 97 milioni di bovini. La Cina ne ha 127 milioni. Nel nostro Paese abbiamo 8 milioni di pecore e capre. La Cina ne ha 280 milioni, la maggior parte dei quali nella parte settentrionale ed occidentale del Paese. Queste stanno letteralmente eliminando la vegetazione del Paese. Si riesce a vederlo coi propri occhi, intendo, si può vedere ovunque viaggiando per il Paese. E si vede la sabbia che si accumula e le dune.
Lungo la ferrovia, per esempio, ha presente come teniamo la neve lontana dai binari per mezzo di muri di neve? Essi fanno la stessa cosa per la sabbia perché quando la sabbia copre i binari, i treni non possono passare. Se si tratta di neve, i treni sono abbastanza pesanti da farcela. Ma non possono farcela con la sabbia: spesso deragliano. Si tratta di una vera sfida per il sistema dei trasporti. Per mantenerlo in funzione, occorre tenere la sabbia fuori dai binari.
   

Curwood:

Mi chiedo se pensa che la Cina si trovi di fronte ad un crollo. Intendo, è cresciuta – forse sviluppandosi troppo in fretta e in modo insostenibile – e si troverà di fronte a grandi problemi nei prossimi anni?

Brown:

In termini di crescita economica, riduzione della povertà e sradicamento della fame dalla maggior parte del Paese, si meritano un bel 10. La Cina di oggi ha un certo margine alimentare. Non è che la Cina si trovi sull’orlo della fame; piuttosto, la Cina sta crescendo e consumando sempre più cibo e inizierà ad avere bisogno di molto di quel cibo dal “mondo esterno”. Ed è l’effetto di questo fatto sul mondo esterno che preoccupa parecchio me e la comunità dell’“intelligence” statunitense. Questo perché la Cina ha un potere d’acquisto – l’attivo commerciale di cento miliardi di dollari che la Cina ha rispetto agli Stati Uniti è abbastanza per comprare il doppio dell’intera produzione cerealicola statunitense. Intendo che questo è l’attivo che essi hanno nei nostri confronti. Se essi possano permettersi di competere con noi per i nostri cereali non è quindi un interrogativo. Possono e lo faranno.
   

Curwood:

Lester Brown, autore di “Piano B: salvare un pianeta sotto stress e una civiltà nei guai”. Grazie per essere stato con noi oggi.

Brown:

È stato un piacere, Steve. Grazie.

Traduzione di Carpanix
La versione originale inglese è disponibile su
www.loe.org.


Alcune domande:

  1. Da dove provengono i nostri approvvigionamenti di cereali?
  2. Quanti cereali importiamo annualmente per far fronte al nostro fabbisogno alimentare?
  3. Quando mai avete sentito i mezzi di informazione di massa occuparsi [preoccuparsi?] di questi temi?