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CHI TEME LA RIDUZIONE DELLA POPOLAZIONE?

Anthony Browne
traduzione di Carpanix

 

Chi teme la riduzione della popolazione? Solo i politici, ossessionati dal potere e dal prestigio. Gli altri, particolarmente i lavoratori, sarebbero più ricchi.

Ha fatto parte dell’avanzamento e del riflusso della società umana fin da quando abbiamo conquistato la posizione eretta. Ma ora, dopo una assenza quasi totale dalla rivoluzione industriale, minaccia di ritornare vendicativa nell’intero mondo occidentale. E non ci piace per nulla.

Dopo 200 anni di continua rapida crescita della popolazione, c’è poco che provochi tanto panico tra i dirigenti politici, i grandi affaristi e i populisti di destra, quanto la prospettiva di una riduzione della popolazione – che è imminente, secondo le Nazioni Unite, in oltre 60 Paesi.

Alcuni Paesi, quali il Giappone, la Russia e gli Stati del Baltico, sono già caduti nell’abisso. La popolazione dell’Italia e della Germania sono puntellate solo dall’immigrazione. Il recente censimento inglese ha evidenziato un calo della popolazione in Scozia e in parti dell’Inghilterra settentrionale. Nel Regno Unito nel suo complesso, il calo inizierà verso il 2020. In Scozia, come altrove, la riduzione della popolazione ha procurato due reazioni prevedibili. Da una parte, Alex Neil del Partito Nazionale Scozzese ha sollecitato sgravi fiscali per incoraggiare le coppie a “concepire per la Scozia”. Dall’altra, il governo scozzese ha detto alla gente di prepararsi a una maggiore immigrazione. Il Primo Ministro, Jack McConnell, ha detto all’equivalente locale della Confindustria: «Per un’economia in crescita, abbiamo bisogno di una popolazione in crescita, e sono determinato a indirizzare la politica scozzese verso il raggiungimento di quell’obbiettivo».

Eppure, la risposta razionale è quella che non avete mai udito pubblicamente: «Non fatevi prendere dal panico, lasciate che i numeri calino. Per noi sarà un bene».

Il calo della popolazione richiama visioni di mercati al collasso, di recessione permanente, di comunità devastate, di fondi pensionistici in bancarotta e di anziani decrepiti senza giovani per sostituirli e sostenerli. Tutto ciò potrebbe essere vero se il calo della popolazione fosse rapido. Un declino graduale della popolazione sarebbe una questione ben diversa. I benefici ambientali sono ovvi – meno automobili, meno case, più aree allo stato naturale. Ma il calo della popolazione potrebbe anche rafforzare i lavoratori, migliorare la condizione degli emarginati, ridurre le disuguaglianze e sradicare la povertà. Non renderebbe la Gran Bretagna più povera, come temono i politici, ma più ricca. Dalle università inglesi ai gruppi di esperti giapponesi, i benefici di un lento decremento della popolazione vengono sempre più studiati e promossi. Ma questo nuovo modo di pensare deve ancora raggiungere gli scaglioni dei politici.

Il decremento della popolazione è solitamente associato col declino economico, con i disordini politici, con la fame e la malattia – ma ciò non accade perché esso li provochi, quanto piuttosto perché esso ne è provocato. Le economie in declino inducono la gente a partire per cercare opportunità altrove – un quarto della popolazione del Paesi europeo più povero, la Moldavia, è emigrato dal momento del collasso del comunismo. L'HIV [il virus che provoca l’AIDS - N.d.T.] in alcuni Paesi africani, può invertire la precedente prodigiosa crescita della popolazione, così come la Morte Nera [la peste - N.d.T.] spazzò via un terzo della popolazione inglese. Un cambiamento climatico devastante eliminò le colonie medievali in Groenlandia. La carestia della patata ridusse la popolazione irlandese da otto a quattro milioni per mezzo della fame e dell’emigrazione.

Per millenni, quando l’umanità non era autrice del suo proprio destino, la popolazione saliva e scendeva insieme all’umana fortuna. Le situazioni favorevoli portavano ad una crescita della popolazione, quelle sfavorevoli a un suo declino. Ora, per la prima volta nella storia, ci troviamo di fronte a un declino causato non da una situazione sfavorevole, ma da una favorevole. Ora è la ricchezza materiale, non la povertà, che porta a un calo della popolazione.

Ma se le cause sono benigne, che dire delle conseguenze? Se il calo della popolazione è più lento della crescita naturale della produttività (o della produzione individuale), allora l’economia continuerà a crescere. Per esempio, un modesto calo della popolazione dello 0,25% all’anno, ridurrebbe la crescita economica annuale della Gran Bretagna dal 2,25% al 2%. Difficilmente si può parlare di recessione. La quantità dei consumatori può ridursi, ma la crescita del reddito – e il mercato dell’esportazione – assicureranno che la domanda resti elevata. Nè ci sarà una crisi demografica, con enormi quantità di anziani a sovraccaricare le persone in età lavorativa. Il declino della popolazione comporta anche meno bambini da mantenere, istruire ed educare per i primi venti anni economicamente improduttivi della loro vita. La percentuale di dipendenza tra lavoratori e non-lavoratori resta virtualmente inalterata tanto che la popolazione cresca dello 0,25% all’anno, quanto che cali dello 0,25% all’anno. Gli adattamenti verso una società che invecchia – scoraggiare i pensionamenti precoci, passare a sistemi pensionistici a capitalizzazione – saranno necessari in ogni caso.

Però, una popolazione in calo – e questa è la ragione per la quale il mondo degli affari la teme – comporterà una graduale ma significativa ridistribuzione del potere da chi detiene il capitale verso chi detiene il lavoro. Una forza lavoro in via di riduzione mette coloro che lavorano in una posizione più forte – e per i lavoratori marginalizzati, può avere un effetto alquanto importante. Le aziende saranno obbligate a formare i lavoratori non specializzati, a mettere in atto politiche a favore della famiglia per non perdere le donne e per allettare i più anziani a restare al lavoro piuttosto che costringerli ad andarsene. La gente che possiede proprietà dovrà affittarle a prezzi minori, mentre coloro che affittano potranno scegliere posti più grandi nei quali vivere.

Gli effetti evidenti e benefici di questo trasferimento di potere da coloro che possiedono le strutture produttive a coloro che possiedono il lavoro – dai datori di lavoro ai lavoratori – si verificarono dopo la Morte Nera, che ridusse di un terzo la popolazione, portò al collasso del feudalesimo e annunciò “l’età d’oro dei contadini”. I proprietari terrieri non poterono più costringere i senza terra a lavorare gratis per loro secondo i legami feudali – la carenza di forza lavoro era tale che i contadini potevano andarsene altrove e pretendere vere retribuzioni. Le morti dovute alla malattia possono essere state devastanti, ma la vita di coloro che sopravvissero migliorò notevolmente.

Così, come sarebbe la vita in una Gran Bretagna con meno abitanti? Immaginate la M25 [una strada di grande comunicazione] senza ingorghi del traffico, immaginate treni sui quali potreste sempre trovare un posto per sedervi. Immaginate tutti gli anonomi palazzoni costruiti nel dopoguerra abbattuti e sostituiti da alberi. Immaginate le case grandi, ora divise in appartamenti, che ridivengono case come si deve. Immaginate la gente a basso reddito che scopre le gioie di disporre di stanze da letto, stanze per i giochi e studi.

Il Green Party ha per molto tempo promosso una minore popolazione in Gran Bretagna, una delle isole più affollate del mondo. Il Optimum Population Trust, capeggiato da John Guillebaud, docente di pianificazione familiare all’University College di Londra, sostiene appassionatamente che si lasci calare naturalmente la popolazione britannica per i prossimi 150 anni fino al livello di 100 anni fa – 30 milioni di abitanti. Guillebaud ha detto: «La necessità di una popolazione minore tanto a livello globale quanto nel Regno Unito è ora indiscutibile – l’ambiente sta soffrendo al punto tale da non consentire un futuro. La prospettiva di un decremento della popolazione è una novità che preoccupa la gente, ma non dovrebbe».

Sempre più economisti e demografi sono d’accordo. Bob Rowthorn, docente di economia alla Cambridge University, ha detto: «Non ci sono argomenti credibili contro un calo della popolazione graduale». Il Centro Giapponese per la Ricerca Economica, dopo uno studio approfondito, ha concluso: «Le conseguenze negative del calo della popolazione possono essere evitate. Una crescente scarsità di forza lavoro incentiverebbe un impiego più efficiente delle risorse, deviando la crescita economica da uno schema basato sull’immissione di elementi provenienti dall’esterno a uno basato su un incremento dell’efficienza».

In altre parole, invece di spingere in modo pasticciato ed ottuso l’economia incrementando la popolazione, si prepara ciascuno e si meccanizza di più — meno gente che lavora più intelligentemente. I problemi della Scozia non sono costituiti dalla popolazione che cala, ma dal fatto che la gente di valore se ne va altrove perché i lavori buoni non sono là. Portarvi semplicemente più gente, non fa nulla per affrontare i problemi di base. Tutti gli argomenti contro il calo graduale della popolazione sono basati su falsi presupposti o su modi di pensare ottocenteschi — quando non addirittura totalitari. Le argomentazioni che parlano di mercati al collasso presumono che noi si viva in una economia chiusa, laddove l’economia dipende sempre più sul commercio internazionale.

Studi condotti dall’OECD mostrano che non esiste correlazione tra le dimensioni della popolazione ed il PIL pro-capite. Se popolazioni numerose creano ricchezza, allora i Paesi più popolosi del mondo, la Cina e l’India, sarebbero i più ricchi, non sarebbero tra i più poveri. Molti Paesi con popolazione ridotta, quali la Norvegia e la Svizzera, sono molto ricche. L’Irlanda, con soli quattro milioni di abitanti, ha superato i 60 milioni di persone della Gran Bretagna per quanto riguarda PIL pro-capite. Il membro di gran lunga più piccolo dell’Unione Europea, il Lussemburgo, è anche di gran lunga il più ricco.

Un tempo, gli Stati avevano necessità di popolazioni numerose per disporre di forza militare in un mondo ostile: grandi quantità di persone significavano grandi eserciti. Le donne, nella Gran Bretagna vittoriana, venivano incitate a giacere pensando all’Inghilterra, così da poter aiutare a sostenere un impero esageratamente esteso. Le donne nell’Unione Sovietica e nella Germania nazista venivano incitate a figliare per promuovere la potenza della propria Nazione. Ma con le armi satellitari, gli eserciti di grandi dimensioni non hanno peso; con i trattati di pace internazionali, essere piccoli non significa più essere vulnerabili.

Ai dirigenti politici piacciono ancora le popolazioni numerose perché rafforzano il loro prestigio e la loro forza negoziale. Ciò non si può notare così bene come a livello locale — per esempio, il Quebec sta promuovendo la crescita della popolazione come forma di guerra demografica contro il Canada anglofono. I dirigenti degli Stati Uniti medioccidentali, con le loro popolazioni in calo, vogliono invertire la tendenza in modo da poter divenire più importanti nel contesto nazionale.

La stessa cosa vale a livello internazionale. Il Canada ha un programma esplicito di rapida crescita demografica per potere contrastare il suo prepotente vicino. I dirigenti australiani vogliono più cittadini in modo da potere contrastare le vaste popolazioni dell’India, della Cina, dell’Indonesia e della Malesia.

Una Gran Bretagna con trenta milioni di persone sarà in grado di mantenere il suo posto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, o la sua influenza nell’Unione Europea? I politici britannici possono preoccuparsene, ma i loro elettori probabilmente preferirebbero case più ampie, strade libere e più ambienti naturali.

Da Hitler a Stalin a Jack McConnell, non dovreste mai fidarvi di un politico che tenta di applicare l’ingegneria demografica alla propria gente. Invece di giacere pensando al proprio Paese, le donne dovrebbero pensare al proprio Paese prendendo la pillola.

 

Anthony Browne è editorialista ambientale del Times.
Questo articolo è apparso per la prima volta nel New Statesman, il 4 novembre 2002.
Traduzione di Carpanix
La versione originale inglese è disponibile su www.popco.org


 

Regno Unito

Eire

Regno Unito + Eire

Superficie km2

242.910

70.273

313.183

Popolazione

59.995.000

3.828.000

63.823.000

Dati tratti dal Dizionario Italiano-Inglese-Italiano Hazon Garzanti ed. 2004