Home

 

IL MILLENNIO DEL GIUDIZIO

di Bob Carr
traduzione di Carpanix

 


Bob Carr, premier del Nuovo Galles del Sud [Australia], guarda oltre i bagliori del Capodanno e vede un futuro tetro per il pianeta.

 

Il primo giorno del 2000 è stato celebrato da radiose immagini televisive di cittadini globali giubilanti: popolazioni tribali dai volti tinti d’argilla, isolani danzanti, scimmie nei templi, scolari africani con sorrisi smaglianti. Tutto suggeriva l’immagine di un pianeta felice — gente fortunata di vivere al volgere del millennio.

Queste immagini televisive sono altrettanto attinenti alla realtà quanto ciò che si può vedere all’Hotel Hilton di una capitale africana, a pochi chilometri da bambini con la pancia gonfia e le gambe stecchite, in un Paese che è stato fertile ed è ora deserto. L’esagerazione televisiva che abbiamo visto il primo di gennaio era un luccichio di folclore in un momento veramente spaventoso della storia umana.

Il cambiamento più saliente degli ultimi 1000 o 100 anni è semplice. L’esplosione della quantità di popolazione umana. Nel 1900, la popolazione umana ammontava a 1,6 miliardi. Tre mesi fa ha raggiunto i 6 miliardi [l’articolo è del 2000; in effetti, - N.d.T.]. Ci sono voluti sono 12 anni per aggiungere l’ultimo miliardo. O, per metterla in un altro modo, la popolazione mondiale è raddoppiata rispetto al 1960.

L’ultimo millennio presenta un grande tema: la crescita esponenziale dell’impatto umano. Esiste una lieve riduzione dei tassi di fecondità e, senza dubbio, essa verrà messa in evidenza da coloro che vogliono etichettarmi come allarmista. Ma le proiezioni meno minacciose delle Nazioni Unite indicano tutt’ora che la popolazione salirà fino a 7,3 miliardi per il 2050. La proiezione più sfavorevole è invece di 10,7 miliardi. Quella più probabile è di 8,9 miliardi.

L’umanità, comunque sia, ha già passato il segno.

Solo trent’anni fa non avevamo idea di quanto rapidamente le foreste pluviali sarebbero state abbattute e non sapevamo che i clorofluorocarburi (CFC) distruggono lo strato di ozono. La pioggia acida era sconosciuta. Il riscaldamento globale era considerato una possibilità per la fine del XXI secolo. Non ci sognavamo neppure che stesse già fondendo i ghiacci dell’artico.

È stata la crescita galoppante del numero [di umani] che ha moltiplicato l’impatto di tutti questi fenomeni. Negli ultimi 100 anni, il pianeta si farà sempre più affollato e degradato per un’umanità “inscatolata”. È probabile che farà anche più caldo, con molti più deserti e meno terreni arativi. Ci sarà di sicuro molta meno natura al mondo all’affacciarsi del nuovo secolo — una enorme perdita di vita vegetale ed animale, di “biodiversità”, per dirla con le parole degli scienziati.

Durante una visita nell’Asia nord-orientale ho visto questo futuro. Il paesaggio era semplice. C’erano gruppi di enormi condomini in puro stile scatola-da-scarpe. Questi erano uniti tra loro da strade congestionate in un paesaggio piatto e vuoto. Era tanto squallido, tanto snaturato, che sarebbe potuto essere un posto ricostruito dopo un’esplosione nucleare. L’aria era pesante per via dello smog. Cadeva un pioggia acida proveniente dalla nazione al di là dell’oceano. Ecco, questo è il modo in cui sempre più gente vivrà tra cent’anni.

I popolazionisti — questo è il termine che uso per essere gentile nei confronti di questo atteggiamento — sostengono che le dimensioni della famiglia derivano dalla ricchezza e dall’istruzione che questa porta con sé. La ricchezza caccia la crescita della popolazione. Ma questo ottimismo non regge.

Primo, la teoria secondo la quale la ricchezza porta a famiglie di dimensioni più ridotte non è stata verificata. La ricchezza potrebbe provocare una caduta iniziale che precede una ripresa. Sembrano esserci alcune prove in Cina [diamine! anche in Italia, dove la fecondità media sta risalendo! Su “La Repubblica” del 10/10/2003 compare questa notizia: “Dal 1995 al 2002 le nascite sono aumentate in Italia del 2,3 per cento e se non ci saranno sorprese, i demografi stimano che alla fine del 2003, si arriverà a quota 3,2; il tasso di fecondità è passato da 1,18 a 1,26”; il 27 giugno 2005 l’ANSA, basandosi sui dati forniti dall’ISTAT, ci informa invece che “per la prima volta dal 1992, il saldo naturale della popolazione residente in Italia nel 2004 è stato positivo ed è risultato pari a +15.941 unità” e che “il tasso di fecondità è stato pari a 1,33”. - N.d.T.]. Secondo, gran parte del Terzo Mondo non si trova sulla traiettoria della crescita economica. Molti Paesi dell’Africa hanno un PIL in calo, non in crescita. Terzo, anche se la ricchezza crescesse col crescere della popolazione, il danno è già stato compiuto — irreversibilmente.

Il Brasile è un esempio. Se (miracolosamente) dovesse stabilizzare la propria popolazione sugli attuali 166 milioni, sarebbe troppo tardi per recuperare il quinto della foresta amazzonica che è già stato distrutto, così come interrompere ulteriori abbattimenti dal momento che gli insediamenti dei contadini vengono spostati per alleviare la pressione per la riforma terriera altrove. Tutto questo sta accadendo per sistemare la popolazione brasiliana già esistente. Immaginate la velocità della distruzione se, come predicono le Nazioni Unite, la popolazione brasiliana crescesse nei prossimi cinquant’anni a 240 milioni.

In ogni caso, è impossibile elevare gli standard di vita della gente di tutto il mondo ad un livello anche solo simile a quello dell’Occidente. Non è un’opzione praticabile. Se se miliardi di persone dovessero vivere secondo lo standard europeo attuale (non già quello americano), sarebbe necessario aumentare la produzione mondiale di acciaio di 140 volte. L’inquinamento intossicherebbe il pianeta. Per nutrire 6 niliardi di persone secondo la dieta della quale godono gli Americani, sarebbe necessaria l’intera produzione petrolifera mondiale attuale. In ogni caso, si sta perdendo più terra arabile — a causa dell’erosione e della desalinizzazione — di quanta se ne aggiunga.

L’economia arriverà in soccorso appena in tempo per salvare il pianeta? Bell’idea. Ma guardate l’India che, secondo la Banca Mondiale, ha una delle economie più efficienti al mondo. Il programma di pianificazione famigliare del Paese, il primo al mondo, viene considerato un totale fallimento. La popolazione dell’India ha raggiunto il miliardo di persone e, arrivando a un miliardo e mezzo per il 2050, sottrarrà alla Cina il primato di Paese più popoloso del mondo. L’inerzia generazionale, fa sì che non potrà stabilizzare la propria quantità di popolazione per almeno quarant’anni, alcuni sostengono per almeno cent’anni. E pensate alle condizioni nelle quali si troveranno quei 540 milioni di Indiani in più. I dati sono ancora peggiori di quanto mi aspettassi. L’India ha una mortalità infantile del 7,5%, maggiore di quella della Cina, dell’Egitto e dell’Indonesia. La malnutrizione infantile è peggiore di quella dell’Africa a sud del Sahara. Solo il 52% della popolazione è alfabetizzata, contro un tasso di alfabetizzazione mondiale del 76%.

La rapida crescita della popolazione sottrae prosperità ai Paesi in via di sviluppo. Pensate alle Filippine: hanno una popolazione di 73 milioni di persone, che ci si aspetta che salgano a 130 milioni per il 2050. Inoltre, secondo la Banca Mondiale, la metà delle donne in età fertile sono oggi anemiche o malnutrite, e 57 bambini su 1000 muoiono prima dei 5 anni di età. Il 30% dei bambini sono malnutriti, e il numero dei poveri è cresciuto di 2,4 milioni nel periodo compreso tra il 1991 e il 1997. Immaginate per un momento se le Filippine avessero stabilizzato la propria popolazione intorno, diciamo, ai 30 milioni di persone. Sarebbero una prospera potenza regionale, la cui popolazione si procurerebbe da vivere esportando metalli, apparecchiature elettroniche, copra e riso.

Il 98% della crescita della popolazione avrà luogo nei Paesi in via di sviluppo ma anche il mondo sviluppato e sovrappopolato. Con una popolazione di 250 milioni di persone [nel giugno 2004, i 250 milioni sono già diventati 293 - N.d.T.] e un dissoluto uso delle risorse, gli Stati Uniti potrebbero essere visti — in termini di impatto sul fragile ambiente terrestre — come la nazione più sovrappopolata del mondo. Un Americano — e credo anche un Australiano [e gli Italiani dove li lasciamo? - N.d.T.] — infligge un danno all’ambiente pari a 70 volte quello di un abitante del Laos. Che diritto morale abbiamo di dire alla Cina che non può procedere con il suo progetto di crescita di consumi energetici di sei volte nei prossimi trent’anni? Tra parentesi, i due terzi di quell’energia proverranno dal carbone. Questo significa che una massiccia, ulteriore quantità di anidride carbonica verrà pompata nell’alrmosfera.

Il 3 dicembre, il Times di Londra ha riportato nuovi dati che mostrano una drammatica accelerazione della velocità di scioglimento dei ghiacci dell’Artico. Sì, ogni anno si scioglie un’area dell’Artico delle dimensioni del Galles. Secondo gli scienziati, esiste solo una possibilità su cento che ciò sia dovuto a un naturale cambiamento climatico e non al riscaldamento globale di natura umana. Gli avvertimenti di questo genere si accumulano — la primavera, nell’emisfero settentrionale, si presenta una settimana prima rispetto a trent’anni fa; negli ultimi 10 anni, il 40% delle rane del pianeta sono scomparse…

La crescita della popolazione è certamente il fattore che induce o che moltiplica o che accelera il riscaldamento globale, la deforestazione, la perdita di acque sotterranee e qualsiasi altro indicatore di danno ambientale. In una bella giornata di novembre, ho volato a 150 metri di quota lungo la costa meridionale [dell’Australia]. Ho visto laghi costieri, una quantità di montagne ricoperte da foreste e quel meraviglioso gioello libero da segni di “sviluppo”: la Jervis Bay. Il 40% della costa dello Stato, a sud di Nowra, è parco nazionale, così come il 36% dell’intera bioregione sudorientale [potreste cercare in Italia qualcosa di simile per anni senza alcun successo: nei fatti, non esistono più aree simili qui da noi, poiché l’eccesso di popolazione ha condotto allo sfruttamento di ogni spanna di terreno produttivo disponibile - N.d.T.].

Una delle ragioni dell’amore che nutro per l’Australia è che la natura è ancora viva in gran parte di essa. Pur con tutti i nostri problemi, abbiamo ancora spazio e foreste millenarie. Verrà troppo presto il giorno in cui il nostro territorio sarà considerato una delle meraviglie del mondo: fiori selvaggi nella brughiera lungo le coste, una palude con i suoi uccelli selvatici, la foresta pluviale che sfuma nel mare. Nei prossimi cent’anni, tesori come questi saranno cancellati dal pianeta, a parte alcuni parchi giochi o riserve calpestate dai turisti. Le foreste saranno sradicate e le praterie arate per soddisfare la domanda determinata da una presenza umana enormemente espansa.

Dall’Isola di Pasqua alla Mesopotamia, il mondo ha visto le civiltà crollare poiché anche nei tempi andati la crescita della popolazione superava la capacità del territorio di sostenerla.

Ora, nell’epoca della globalizzazione, stiamo facendo all’intero pianeta ciò che i Sumeri fecero a un piccolo angolo di mondo nel 5000 a.C. Secondo molti scienziati, il nuovo millennio ci vede coinvolti nell’esperimento più pericoloso dal momento in cui la nostra specie emerse dalla foresta.

Sì, che cantino i cori, che squillino le trombe!
Che il nuovo millennio sia il benvenuto.

 

Traduzione di Carpanix
Versione originale in inglese: fai click qui.