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LA RANA CHE BOLLE

Daniel Quinn (dal libro, “The Story of B”)
traduzione di Carpanix

 


Il quadro dipinto da Daniel Quinn in questo scritto è senz’altro un quadro di parte, nel quale le notizie storiche vengono scelte ad arte per dimostrare una tesi, con un disinvolto uso della tecnica dell’iperbole. Consapevoli di ciò, non possiamo però esimerci dal riconoscere come un fatto la realistica drammaticità della progressiva perdita di serenità e dignità dell’individuo che consegue incontrovertibilmente al crescere dell’affollamento. Così come non possiamo esimerci dal riconoscere che la gradualità dell’incedere della degenerazione rende difficile scorgere intorno a noi i segni del processo in corso. Sicuramente, i più soggetti al rischio dell’inconsapevolezza sono i giovani che, in virtù della loro ridotta esperienza, non hanno la possibilità di attingere al bagaglio dei propri ricordi per operare un confronto veramente efficace con la realtà che li circonda. Tenendo ben presente questa premessa, possiamo entrare nell’orrido mondo della rana che bolle. Il nostro. — Carpanix

Introduzione
Disponibilità di cibo e crescita della popolazione
Segnali di pericolo: 5000-3000 avanti Cristo
Segnali di pericolo: 3000-1400 avanti Cristo
Segnali di pericolo: 1400-0 avanti Cristo
Segnali di pericolo: 0-1200 dopo Cristo
Segnali di pericolo: 1200-1700
Segnali di pericolo: 1700-1900
Segnali di pericolo: 1900-1960
Segnali di pericolo: 1960-1996
Dopo di che arrivammo noi: dal 1960 ad oggi


 

Introduzione

I filosofi ci hanno fornito un’utile metafora per rappresentare un particolare tipo di comportamento umano con la descrizione del fenomeno della rana che bolle. Il fenomeno è questo. Se gettate una rana in una pentola piena d’acqua bollente, essa tenterà ovviamente di cavarsene in modo frenetico. Ma se la ponete con gentilezza in una pentola piena di acqua tiepida e regolate la fiamma sul minimo, essa se ne starà lì a galleggiare placidamente. Man mano che l’acqua si scalderà gradualmente, la rana sprofonderà in uno stato di tranquillo torpore, esattamente come farebbe uno di noi in un bagno caldo e, in breve tempo e con un sorriso sulle labbra, si lascerà bollire a morte senza opporre resistenza.

Noi tutti conosciamo storie di rane gettate nell’acqua bollente — per esempio, una giovane coppia sprofondata di botto in un catastrofico mare di debiti a causa di una imprevista emergenza medica. Un esempio opposto, che corrisponde alla rana che si lascia bollire sorridendo, è quello di una giovane coppia che usi gradualmente il proprio ottimo credito per acquisire prestiti da spendere fino a riempirsi di debiti altrettanto catastrofici. Esistono anche esempi culturali. Circa seimila anni fa, le società della Vecchia Europa adoratrici di divinità femminili finirono nell’acqua bollente costituita dalla nostra cultura, che Marija Gimbutas chiamò Prima Ondata Kurgan; essi tentarono di cavarsene ma alla fine dovettero soccombere. Gli Indiani delle Pianure del Nord America, che pure finirono nell’acqua bollente costituita dalla nostra cultura negli anni ‘70 del XIX secolo, costituiscono un altro esempio; anch’essi tentarono di uscirne per i due decenni successivi, ma alla fine dovettero soccombere.

Un esempio opposto, riguardante il fenomeno della rana che bolle sorridendo, è fornito dalla nostra stessa cultura. Quando scivolammo nel calderone, l’acqua aveva una temperatura perfetta, non troppo calda, né troppo fredda. Qualcuno mi sa dire quando è successo? Uno qualunque?

Espressioni vacue.

Ve l’ho già detto, ma ve lo chiedo di nuovo in un altro modo. Quando siamo diventati ciò che siamo? Dove e quando è cominciato ciò che chiamiamo noi? Ricordate: Oriente e Occidente, gemelli nati da un solo parto. Dove? E quando?

Be’, è ovvio: nel Vicino Oriente, circa diecimila anni fa. Ecco dove è nata la nostra particolare, ben definita forma di agricoltura, e dove noi abbiamo cominciato ad essere noi. Quello è stato il luogo di nascita della nostra cultura. Quelli sono stati il luogo ed il momento nei quali siamo scivolati in quell’acqua così graziosamente piacevole: il Vicino Oriente, diecimila anni fa.

Mentre l’acqua nel calderone si scalda lentamente, la rana non sente nulla se non un piacevole calore e, in realtà, è tutto quello che c’è da sentire. Deve passare parecchio tempo prima che l’acqua cominci a essere pericolosamente calda, e la nostra storia lo dimostra. Per metà della nostra storia, i primi cinquemila anni, i segnali di pericolo sono quasi inesistenti. Le innovazioni tecnologiche di questo periodo forniscono una vita tranquilla, incentrata sulla terra e sul villaggio — la cottura al sole dei mattoni, la fornace per il vasellame, la tessitura degli abiti, la ruota del vasaio e così via. Ma gradualmente, impercettibilmente, cominciano a comparire i segnali di pericolo, come lievi bolle alla base della pentola.

Cosa dovremmo cercare, come segnali di pericolo? Suicidi di massa? Rivoluzioni? Terrorismo? No, certo che no. Quelli verranno molto dopo, quando l’acqua starà diventando rovente. Cinquemila anni fa essa stava diventando appena calda. La gente si asciugava le sopracciglia sorridendosi a vicenda e dicendo: «Non è grandioso?».

Saprete dove cercare i segni del pericolo se sarete in grado di identificare qual era il fuoco che bruciava sotto il calderone. Stava già bruciando all’inizio, stava ancora bruciando cinquemila anni dopo… e sta ancora bruciando oggi, esattamente allo stesso modo. Era ed è il grande motore della nostra rivoluzione. È ciò che è essenziale. È la condizione sine qua non del nostro successo, se successo si può chiamare.

Parlate! Qualcuno mi dica a cosa mi riferisco!

«L’Agricoltura!». L’agricoltura, mi dice questo signore.

No. Non l’agricoltura. Un particolare tipo di agricoltura. Un tipo particolare che è stato il fondamento della nostra cultura fin dal suo inizio, diecimila anni fa, fino al momento attuale — il fondamento della nostra cultura e di nessun’altra. È tutto nostro, è ciò che fa sì che noi siamo noi. Per la sua totale spietatezza nei confronti di tutte le altre forme di vita del pianeta e per la sua tenace determinazione nel convertire ogni metro quadrato del pianeta alla produzione di cibo per l’umanità, l’ho chiamata agricoltura totalitaria.

Gli etologi, gli studiosi del comportamento animale e alcuni filosofi che hanno considerato la materia sanno che c’è una forma di etica praticata dalla comunità degli esseri viventi di questo pianeta — a parte noi, è così. Si tratta di un tipo di etica molto pratica (potreste dire darwiniana), dal momento che serve a salvaguardare e promuovere la diversità biologica nell’ambito della comunità. Secondo questa etica, seguita da ogni genere di creatura nell’ambito della comunità degli esseri viventi, dagli squali alle pecore, dalle api assassine alle farfalle, si può competere al massimo delle proprie capacità, ma non si può cacciare fino alla loro scomparsa i propri competitori o distruggere il loro cibo o negare loro l’accesso al cibo stesso. In altre parole, si può competere ma non si può dichiarare guerra. Noi abbiamo cacciato i nostri competitori, distruggiamo il loro cibo e neghiamo loro l’accesso al cibo. Questo è il vero scopo, il senso dell’agricoltura totalitaria. L’agricoltura totalitaria è basata sulla premessa che tutto il cibo del mondo ci appartenga, e che non ci sia alcun limite a quanto possiamo prendere per noi e negare a tutti gli altri.

L’agricoltura totalitaria non è stata adottata dalla nostra cultura per semplice meschinità. È stata adottata perché, per sua stessa natura, è più produttiva di ogni altro tipo di agricoltura (e ci sono molti altri tipi). L’agricoltura totalitaria rappresenta la produttività portata al massimo, come piace dire agli Americani. Rappresenta la produttività ad un livello che letteralmente non può essere superato.

Molti tipi di agricoltura (non tutti, ma molti) producono eccedenze di cibo. Ma non sorprendentemente, l’agricoltura totalitaria produce maggiori eccedenze di qualsiasi altro. Produce eccedenze ai massimi livelli. Semplicemente, è impossibile superare un sistema progettato per convertire tutto il cibo del mondo in cibo per l’umanità.

L’agricoltura totalitaria è il fuoco acceso sotto il nostro calderone.
L’agricoltura totalitaria è ciò che ci ha tenuto “sul fuoco” per diecimila anni.

 

Disponibilità di cibo e crescita della popolazione

La gente della nostra cultura considera la disponibilità di cibo una cosa così scontata da trovare difficile capire che c’è necessariamente una connessione tra essa e la crescita della popolazione. Per questa gente, ho ritenuto necessario allestire un piccolo esperimento dimostrativo ricorrendo ai topi di laboratorio.

Immaginate una gabbia con le pareti mobili, tale da potere essere ingrandita a piacere. Cominciamo a metterci dentro dieci topi in buona salute, di entrambi i sessi, con acqua e cibo in abbondanza. In pochi giorni ci saranno certamente venti topi, e noi aumenteremo di conseguenza la quantità di cibo fornita. In poche settimane, ci saranno quaranta topi, quindi cinquanta, poi sessanta e così via, fino a quando saranno un centinaio. E diciamo che abbiamo deciso di fermare la crescita della colonia quando i topi saranno un centinaio. Sono sicuro che vi renderete conto che non abbiamo bisogno di fornire piccoli profilattici o pillole contraccettive per ottenere questo effetto. Tutto ciò che dobbiamo fare è smettere di aumentare la quantità di cibo che immettiamo nella gabbia. Ogni giorno forniamo giusto la quantità che sappiamo essere sufficiente per cento topi e non di più. Questa è la parte dell’esperimento che molti trovano difficile da credere ma, credetemi, è la verità: la crescita della comunità si arresta di botto. Non nel giro di una notte, ovviamente, ma in un tempo veramente breve. Fornendo cibo per cento topi scopriremo — ogni volta — che la popolazione all’interno della gabbia si stabilizzerà sui cento individui. Certo, non voglio dire esattamente cento individui. Essa fluttuerà tra novanta e centodieci, ma non andrà mai molto oltre questi limiti. In media, giorno per giorno, anno per anno, decennio per decennio, la popolazione all’interno della gabbia sarà di cento topi.

Ora, se dovessimo decidere di avere una popolazione di duecento topi anziché di cento, non avremmo bisogno di aggiungere afrodisiaci alla dieta o proiettare film porno per topi. Sarebbe sufficiente aumentare la quantità di cibo che immettiamo nella gabbia. Se fornissimo cibo sufficiente per duecento topi, avremmo presto duecento topi. Se ne fornissimo abbastanza per trecento topi, avremmo presto trecento topi. Se ne fornissimo abbastanza per quattrocento topi, avremmo presto quattrocento topi. Se ne fornissimo abbastanza per cinquecento topi, avremmo cinquecento topi. Non è una scommessa, amici. Non è un’ipotesi. È una certezza.

Senza dubbio, comprenderete che a questo proposito non c’è nulla di speciale nei topi. Lo stesso accadrebbe con i grilli, o con le trote, o con i tassi o con i passeri. Ma temo che molta gente esiti di fronte all’idea che gli esseri umani possano essere inclusi in questa lista. Poiché come individui siamo in grado di controllare le nostre capacità riproduttive, questa gente immagina che la nostra crescita come specie dovrebbe essere insensibile alla mera disponibilità di cibo.

Fortunatamente, per quanto concerne ciò di cui sto parlando, ho una quantità considerevole di dati che dimostrano che, come specie, siamo altrettanto sensibili di qualsiasi altra alla disponibilità di cibo — nei fatti, ho tre milioni di anni di dati. Nell’arco di questo intero periodo, fatta eccezione per gli ultimi diecimila anni, la specie umana è stata un membro in forte minoranza dell’ecosistema mondiale. Immaginatevelo — tre milioni di anni senza che la specie umana invadesse la Terra! C’è stata una certa crescita, ovviamente, per mezzo di semplici migrazioni da un continente all’altro, ma questa crescita procedeva ad una velocità glaciale. Si stima che la popolazione umana, all’inizio del Neolitico, fosse di circa dieci milioni di persone — dieci milioni, se riuscite a immaginarlo! Dopo tre milioni di anni!

Poi, molto repentinamente, le cose hanno cominciato a cambiare. E il cambiamento è consistito nel fatto che un popolo appartenente ad una particolare cultura, in un particolare angolo del mondo, sviluppò una forma di agricoltura caratteristica che rese il cibo disponibile per la gente in quantità mai viste. Successivamente, in questo angolo del mondo, la popolazione raddoppiò nel giro di tremila anni. E raddoppiò di nuovo, questa volta in soli duemila anni. In un battito di ciglia, su scala geologica, la popolazione umana balzò da dieci milioni a cinquanta milioni di individui, l’ottanta per cento dei quali praticava probabilmente l’agricoltura totalitaria: erano membri della nostra cultura, Oriente e Occidente.

L’acqua nel calderone si stava scaldando, e cominciavano a comparire dei segnali di pericolo.

 

Segnali di pericolo: 5000-3000 avanti Cristo

Il posto stava diventando affollato. Pensateci. La gente è solita pensare che la storia sia inevitabilmente ciclica, ma ciò che sto descrivendo non si era mai verificato prima. Per tre milioni di anni gli esseri umani non avevano mai vissuto da alcuna parte in un luogo affollato. Ma ora la gente di una singola cultura — la nostra cultura — stava imparando cosa significa vivere in un posto affollato. Il posto stava diventando affollato e troppo sfruttato, il terreno impoverito stava diventando sempre meno produttivo. C’era più gente, e questa si contendeva risorse in diminuzione.

L’acqua si stava scaldando intorno alla rana e ricordate ciò che stiamo cercando: segnali di pericolo. Che accade quando più gente entra in competizione per meno risorse? È ovvio. Ogni scolaretto lo sa. Quando più gente entra in competizione per meno risorse, comincia a combattere. Ma di certo non combatte a casaccio. Il macellaio di una città non combatte con il panettiere di quella stessa città, così come il sarto di una città non combatte con il calzolaio di quella stessa città. No, il macellaio, il panettiere, il sarto e il calzolaio di una certa città si associano per dare battaglia al macellaio, al panettiere al sarto e la calzolaio di un’altra città.

Non abbiamo bisogno di vedere i corpi giacere sul campo per sapere che si trattava dell’inizio di un’epoca di guerre che è continuata fino ad oggi. Ciò che ci serve vedere è la macchina da guerra. Non intendo una macchina meccanica — bighe, catapulte, macchine da assedio e così via. Intendo una macchina politica. Macellai, panettieri, sarti e calzolai non si organizzano in eserciti. Essi hanno bisogno dei signori della guerra: re, principi, imperatori.

È in questo periodo, che ha avuto inizio circa cinquemila anni fa, che vediamo sorgere i primi stati per la difesa e l’aggressione armate. È durante questo periodo che vediamo forgiare eserciti da impiegare come spade da parte del potere dei monarchi. Senza un esercito, un re non è altro che un pallone gonfiato vestito da buffone. Lo sapete. Ma con un esercito a disposizione, un re può imporre il suo volere ai suoi nemici e scolpire il suo nome nella storia, e assolutamente i soli nomi che ci sono pervenuti da questa epoca sono i nomi dei re conquistatori. Nessuno scienziato, nessun filosofo, nessuno storico, nessun profeta: solo conquistatori. Anche in questo caso, non stiamo assistendo ad alcunché di ciclico. Per la prima volta nella storia umana, le persone importanti erano quelle che disponevano di un esercito.

Notate ora che nessuno pensava che la comparsa degli eserciti fosse un brutto segno, un segno di pericolo. Essi pensavano che fosse un buon segno. Essi pensavano che gli eserciti rappresentassero un miglioramento. L’acqua stava giusto cominciando a diventare piacevolmente calda, e nessuno si preoccupava di alcune piccole bollicine.

Da quel momento in avanti, nella nostra cultura, le necessità militari divennero lo stimolo principale per l’avanzamento tecnologico. Non c’è nulla di male, no? I nostri soldati hanno bisogno di armature migliori, di spade migliori, di bighe migliori, di archi e frecce migliori, di macchine da assedio migliori, di arieti migliori, di artiglieria migliore, di fucili migliori, di carri armati migliori, di aeroplani migliori, di bombe migliori, di missili migliori, di gas nervino migliore… be’, capite cosa intendo. Allora, nessuno vide nella tecnologia posta al servizio della guerra un segno che stava accadendo qualcosa di brutto. Tutti pensavano che si trattasse di un miglioramento.

Da quel momento in avanti, la frequenza e la gravità delle guerre servì come misura della temperatura che l’acqua stava raggiungendo intorno alla nostra rana sorridente.

 

Segnali di pericolo: 3000-1400 avanti Cristo

Il fuoco ardeva sotto il calderone della nostra cultura, e il successivo raddoppio della popolazione richiese solo sedici secoli. C’erano ora cento milioni di esseri umani, nel 1400 a.C., il 90% dei quali erano probabilmente membri della nostra cultura. Per molto tempo, il Vicino Oriente non era stato grande abbastanza per noi. L’agricoltura totalitaria si era spostata a nord e a est verso la Russia, l’India e la Cina, a nord e a ovest verso l’Asia Minore e l’Europa. In questi territori si erano un tempo praticati altri tipi di agricoltura ma ora — devo dirlo? — agricoltura significava il nostro tipo di agricoltura.

L’acqua si scalda divenendo via via più calda. Tutti i vecchi segnali di pericolo erano ancora lì, ovviamente, perché sarebbero dovuti scomparire? Man mano che l’acqua si scaldava quei segnali non facevano che diventare sempre più evidenti e drammatici. La guerra? Le guerre dell’era precedente erano poca cosa al confronto di quelle di quest’epoca. Questa era l’Età del Bronzo! Vere armi, per Dio! Vere armature! Grandi eserciti, sostenuti da incredibili ricchezze imperiali!

A differenza di quelli rappresentati dalla guerra, gli altri segnali di pericolo non venivano fusi nel bronzo né scolpiti nella pietra. Nessuno scolpiva bassorilievi per rappresentare la vita nei bassifondi di Menfi o di Troia. Nessuno scriveva articoli per denunciare la corruzione di Cnosso o di Moenio-Daro. Nessuno girava documentari sul commercio di schiavi. Eppure, c’era almeno un segnale che può essere letto con estrema evidenza: il crimine stava diventando un problema.

Guardandovi in faccia, vedo quanto questa notizia vi lasci indifferenti. Il crimine? Il crimine è universale, tra gli esseri umani, no? No, in effetti non lo è. Cattivi comportamenti, sì. Comportamenti spiacevoli, comportamenti fastidiosi, sì. Si può sempre contare sul fatto che la gente si innamori della persona sbagliata, o perda le staffe, o sia stupida, o avida o vendicativa. Il crimine è qualcosa di diverso, e noi tutti lo sappiamo. Ciò che noi intendiamo per crimine non esisteva tra le popolazioni tribali, e questo non perché esse fossero migliori di noi, quanto perché erano organizzate in un modo diverso. Vale la pena spenderci qualche parola.

Se qualcuno vi irrita, diciamo interrompendovi continuamente mentre parlate — questo non è un crimine. Non potete chiamare la polizia e fare arrestare, processare e incarcerare quella persona, perché interrompere la gente non è un crimine. Ciò significa che ve la dovete cavare da soli, nel miglior modo che vi è possibile. Ma se la stessa persona entra nella vostra proprietà e rifiuta di andarsene, si tratta di un un crimine di violazione di proprietà e potete senz’altro chiamare la polizia e farla arrestare, processare e magari anche incarcerare. In altre parole, il crimine mette in movimento le strutture dello Stato, mentre gli altri comportamenti spiacevoli no. I crimini sono ciò che lo Stato definisce come tali. La violazione della proprietà è un crimine, ma interrompere la gente no e noi, quindi, abbiamo due modi diversi di affrontare queste situazioni — le popolazioni con organizzazione tribale no. Qualunque sia il problema, sia esso dovuto a cattive maniere o a un omicidio, essi lo gestiscono in proprio, come voi gestite colui che vi interrompe. Invocare il potere dello Stato non costituisce una possibilità di scelta per loro, poiché non hanno uno Stato. Nelle società tribali, il crimine semplicemente non esiste come categoria distinta del comportamento umano.

Notate ancora: non c’è niente di ciclico nella comparsa del crimine nella società. Per la prima volta nella storia, la gente aveva a che fare col crimine. E notate che il crimine comparve durante l’era dell’avvento della scrittura. Questo fatto significa che, non appena la gente cominciò a scrivere, cominciò a scrivere leggi; questo perché la scrittura permise loro di fare una cosa che non erano stati in grado di fare prima. La scrittura consentì loro di definire in termini esatti e stabili i comportamenti che volevano che lo stato regolasse, punisse ed eliminasse.

Da questo momento in poi, il crimine nella nostra cultura sarebbe stato un “problema” con una sua propria identità. Come la guerra, era destinato a rimanere con noi, ad Oriente e ad Occidente, fino al momento attuale. Da questo momento in poi, il crimine si sarebbe unito alla guerra nel costituire una misura di quanto l’acqua stesse divenendo calda intorno alla nostra rana sorridente.

 

Segnali di pericolo: 1400-0 avanti Cristo

Il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura e il successivo raddoppio della popolazione richiese solo quattordici secoli. C’erano duecento milioni di esseri umani, ora, all’inizio della nostra “Era Comune”; il novantacinque per cento di loro, o anche più, appartenevano alla nostra cultura, ad Oriente e ad Occidente.

Era un’era di avventurieri nel campo della politica e della guerra. Hammurabi fece di sé il padrone dell’intera Mesopotamia. Sesostris III d’Egitto invase la Palestina e la Siria. Tiglath Pileser I d’Assiria estese il proprio regno fino alle sponde del Mediterraneo. Il faraone egiziano Sheshonk invase la Palestina. Tiglath Pileser III conquistò la Siria, la Palestina, Israele e la Babilonia. Nabuccodonosor Secondo di Babilonia prese Gerusalemme e Tiro. Ciro il Grande estese i suoi possedimenti nell’intero occidente civilizzato e, due secoli dopo, Alessandro il Grande ottenne un analoga estensione del suo impero.

Era anche un’era di ribellioni civili e di assassinii. Il regno di Shalmaneser d’Assiria finì in una rivoluzione. Una rivolta in Calcidia contro il dominio di Atene segnò l’inizio del ventennale conflitto conosciuto come Guerra Peloponnesiaca. Alcuni anni dopo, anche Mitilene in Lesbo si ribellò. Spartani, Achei e Arcadi organizzarono una rivolta contro il dominio macedone. Una rivolta in Egitto costrinse Tolomeo III a tornare dalla sua campagna militare in Siria. Filippo il Macedone fu assassinato, così come Dario III di Persia, Seleuco III, il generale cartaginese Asdrubale, il riformatore Tiberio Sempronio Gracco, il re seleucide Antioco VIII, l’imperatore cinese Wong Mong e gli imperatori Claudio e Domiziano.

Ma questi non erano i soli segni di tensione rilevabili in quest’epoca. Falsificazione, svalutazione, inflazione catastrofica — tutti questi trucchi disgustosi comparivano ora regolarmente. La fame divenne una caratteristica normale della vita in tutto il mondo civilizzato, così come la peste, sempre sintomatica di sovraffollamento e scarsa igiene; nel 429 a.C., la peste uccise i due terzi della popolazione di Atene. I filosofi, tanto in Cina quanto in Europa, cominciavano a raccomandare alla gente famiglie di minori dimensioni.

La schiavitù divenne un enorme commercio internazionale e, certamente, sarebbe rimasto tale fino ad oggi. Si stima che, verso la metà del V secolo, da un terzo a un quarto della popolazione ateniese fosse costituita da schiavi. Quando Cartagine cadde di fronte alla potenza di Roma, nel 146 a.C., cinquantamila tra i sopravvissuti furono venduti come schiavi. Nel 132 a.C., circa settantamila schiavi romani si ribellarono; quando la rivolta fu repressa, ventimila di essi furono crocifissi, ma ciò non rappresentò la fine dei problemi di Roma con i suoi schiavi.

Ma in questo periodo comparvero nuovi segnali di pericolo, assai più rilevanti nel contesto della nostra discussione di questa sera. Per la prima volta nella storia, la gente stava cominciando a sospettare che stesse succedendo qualcosa di fondamentalmente sbagliato. Per la prima volta nella storia, la gente cominciava a sentirsi vuota, cominciava a percepire che la propria vita non valeva abbastanza, cominciava a chiedersi se la vita fosse tutta lì, cominciava a desiderare qualche piccola cosa in più. Per la prima volta nella storia, la gente cominciava ad ascoltare i predicatori religiosi promettere loro la salvezza.

È impossibile esagerare la novità dell’idea della salvezza. La religione è stata parte della nostra cultura per migliaia di anni, certo, ma non ha mai riguardato la salvezza così come la intendiamo noi o come cominciava ad intenderla la gente di questo periodo. Gli dei primitivi erano stati dei magici della cucina e dei raccolti, delle miniere e della nebbia, delle pitture murali e dell’allevamento, ai quali si ricorreva secondo necessità come fossero amuleti; le religioni primitive sono state religioni di Stato, parte dell’apparato sul quale si basavano la supremazia ed il governo (come è evidente osservando i templi, costruiti per cerimonie reali, non per la devozione popolare).

Il Giudaismo, il Bramanesimo, l’Induismo, lo Scintoismo e il Buddismo videro tutti la luce in questo periodo e non esistevano in precedenza. Improvvisamente, dopo seimila anni di agricoltura totalitaria e di costruzione della civiltà, i membri della nostra cultura — ad Oriente e ad Occidente, gemelli nati da un solo parto — cominciavano a chiedersi se le proprie vite avessero un senso, cominciavano a percepire in se stessi un vuoto che il successo economico e la stima non potevano riempire, cominciavano ad immaginare che c’era qualcosa di profondamente, intrinsecamente sbagliato in loro.

 

Segnali di pericolo: 0-1200 dopo Cristo

Il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura, e il successivo raddoppio della popolazione richiese solo dodici secoli. C’erano quattrocento milioni di esseri umani, ora, il novantanove per cento dei quali apparteneva alla nostra cultura, ad Oriente e ad Occidente. Guerra, pestilenza, fame, corruzione politica e disordini, crimine e instabilità economica erano aspetti quotidiani della nostra vita culturale e sarebbero rimasti tali. Le religioni che predicavano la salvezza erano già da secoli fortemente radicate in Oriente quando iniziò questo periodo, ma nel grande impero dell’Occidente si veneravano ancora dozzine di divinità magiche, da Eolo a Zefiro. Eppure, la gente comune dell’impero — gli schiavi, i vinti, i contadini, le masse diseredate — era pronta, quando la prima grande religione occidentale fondata sull’idea della salvezza bussò alla sua porta. Fu facile per questa gente accettare l’idea che l’umanità fosse fallata per sua natura, vedere se stessi come peccatori bisognosi di essere recuperati dalla dannazione eterna. Questa gente voleva ardentemente disprezzare il mondo terreno e sognare una vita beata oltre la morte, nella quale il povero e l’umile sarebbero stati esaltati nei confronti del fiero e del potente.

Il fuoco continuava ad ardere senza sosta sotto il calderone della nostra cultura, ma la gente di ogni dove, ora, aveva le religioni redenzioniste a mostrarle come comprendere le inevitabili sofferenze della vita e come affrontarle. Gli adepti delle varie confessioni tendono a concentrarsi sulle differenze tra una religione e l’altra, ma io mi concentro sui loro punti in comune, che sono i seguenti: la condizione umana è quella che è, e nessuno sforzo da parte tua potrà mai cambiarla; è oltre le tue possibilità salvare la tua gente, i tuoi amici, i tuoi genitori, i tuoi figli o la tua compagna, ma c’è una persona che puoi salvare (una sola), e questa sei tu. Nessun altro può salvarti, a parte te, e non puoi salvare nessuno se non te stesso. Puoi portare il Verbo agli altri, come essi possono portarlo a te, ma questo è tutto ciò che è in tuo potere, che si tratti di Buddismo, di Induismo, di Giudaismo, di Cristianesimo o di Islam: nessuno può salvarti, a parte te, e tu non puoi salvare nessuno se non te stesso. La salvezza è certamente la cosa più fantastica che puoi ottenere nella tua vita — e non solo non devi condividerla con altri, semplicemente è impossibile condividerla con altri.

Per quanto riguarda queste religioni, se fallisci nell’ottenere la salvezza il tuo fallimento è completo, indipendentemente dal fatto che gli altri abbiano o non abbiano successo. D’altra parte, se ottieni la salvezza, il tuo successo è totale, indipendentemente dal fatto che gli altri abbiano o non abbiano successo. Alla fine, secondo queste religioni, se ottieni la salvezza, nell’universo non conta nient’altro. Ciò che conta è la tua salvezza. Nient’altro, neppure la mia salvezza (che, ovviamente, conta solo per me).

Si trattava di un nuovo modo di considerare ciò che conta al mondo. Dimentica il bollore, dimentica il dolore. Nulla importa, se non te stesso e la tua salvezza.

 

Segnali di pericolo: 1200-1700

Era un modo di vedere le cose di tutto rispetto, ma ovviamente il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura, e il successivo raddoppio della popolazione richiese solo cinquecento anni. C’erano ottocento milioni di esseri umani, ora, il novantanove per cento dei quali apparteneva alla nostra cultura, ad Oriente e ad Occidente. È l’epoca della peste bubbonica, dell’Orda Mongola, dell’Inquisizione. A Londra, fu inaugurato il primo manicomio del quale si abbia notizia e la prima prigione per gli insolventi. I lavoratori agricoli si ribellarono in Francia nel 1251 e nel 1658; i lavoratori del comparto tessile si ribellarono nelle Fiandre nel 1280; la rivolta di Wat Tyler condusse l’Inghilterra all’anarchia nel 1381, quando tutti i lavoratori si unirono per chiedere la fine dello sfruttamento; i lavoratori si ribellarono quando la peste e la carestia afflissero il Giappone nel 1428 e poi nel 1461; i servi russi si ribellarono nel 1671 e nel 1672; i servi boemi si ribellarono otto anni dopo. La Morte Nera devastò l’Europa nel mezzo del XIV secolo e ritornò periodicamente nei due secoli successivi, portandosi via decine di migliaia di persone ad ogni recrudescenza; in due soli anni, nel XVII secolo, uccise un milione di persone nel nord Italia.

Gli Ebrei offrivano un comodo capro espiatorio per le sofferenze di tutti, per tutto ciò che non andava per il verso giusto; la Francia li espulse nel 1252, poi li costrinse a portare degli emblemi distintivi, poi li privò dei loro possedimenti, poi tentò nuovamente di espellerli; la Gran Bretagna tentò di espellerli nel 1290 e nel 1306; la Colonia tentò di espellerli nel 1414, li accusò di avere diffuso la Morte Nera ovunque ed in qualunque momento essa si presentasse, migliaia di essi furono impiccati e bruciati vivi; la Castiglia tentò di espellerli nel 1492; migliaia furono massacrati a Lisbona nel 1506; il papa Paolo III li espulse da Roma confinandoli al di là delle mura, creando il primo ghetto.

L’angoscia di quel periodo trovò espressione nei movimenti dei flagellanti, che rafforzarono l’idea che Dio non sarebbe stato tentato di trovare punizioni stravaganti per noi (peste, carestia, guerra e così via) se lo avessimo prevenuto autoinfliggendoci punizioni analogamente stravaganti. Una volta, nel 1374, Aix-la-Chapelle venne presa da una strana mania che ne riempì le strade di migliaia di frenetici danzatori. Milioni morirono quando la carestia colpì il Giappone nel 1232, la Germania e l’Italia nel 1258, l’Inghilterra nel 1294 e nel 1555, l’intera Europa occidentale nel 1315, Lisbona nel 1569, l’Italia nel 1591, l’Austria nel 1596, la Russia nel 1603, la Danimarca nel 1650, il Bengala nel 1669, il Giappone nel 1674. La sifilide il tifo comparvero in Europa. L’ergotismo, un fungo che contaminava gli alimenti avvelenandoli, divenne endemico in Germania, uccidendo migliaia di persone. Uno sconosciuto sudore anglico visitò e rivisitò l’Inghilterra, uccidendo decine di migliaia di persone. Le epidemie di vaiolo, di tifo e di difterite uccisero altre migliaia di persone.

Gli inquisitori svilupparono una nuova tecnica per combattere l’eresia e la stregoneria, torturando i sospetti fintanto che implicavano altri, che venivano torturati fino a che implicavano altri ancora, che venivano a loro volta torturati finché implicavano altri, all’infinito. La tratta degli schiavi fiorì mentre milioni di Africani venivano trasportati nel Nuovo Mondo. Non mi prendo neppure la briga di menzionare la guerra, la corruzione politica e il crimine che, oltre a non dare alcun segno di cedimento, raggiungevano nuove, più elevate vette. Ci sarebbe poco da obbiettare a quanto Thomas Hobbes scrisse nel 1651, descrivendo la vita umana come “solitaria, misera, indecente, brutale e corta”. Alcuni anni dopo, Blaise Pascal notò che “tutti gli uomini si odiano per natura”. Il periodo termina con decenni di caos economico, esacerbati da rivolte, carestie e epidemie.

Il Cristianesimo divenne la prima religione redenzionista globale, diffondendosi nel Lontano Oriente e nel Nuovo Mondo. Contemporaneamente, esso si spezzò. Ci si oppose duramente al primo scisma ma, dopo quello, la disintegrazione divenne comune.

Per favore, non trascurate ciò che sto cercando di mostrarvi. Non sto cogliendo i segni della malignità umana. Queste sono reazioni al sovraffollamento — troppe persone che competono per risorse troppo limitate, mangiano cibo avariato, bevono acqua contaminata, guardando le proprie famiglie morire di fame, guardando le proprie famiglie morire per la peste.

 

Segnali di pericolo: 1700-1900

Il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura, e il successivo raddoppio della popolazione richiese solo due secoli. Ora, c’era un miliardo e mezzo di esseri umani e, a parte un mezzo punto percentuale, tutti loro appartenevano alla nostra cultura, ad Oriente e ad Occidente. Si trattò di un periodo nel quale, per la prima volta, i profeti religiosi attraevano seguaci semplicemente predicendo l’imminente fine del mondo; nel quale il commercio dell’oppio divenne un affare internazionale, sponsorizzato dalla Compagnia delle Indie e protetto dalla flotta da guerra inglese; nel quale l’Australia, la Nuova Guinea, l’Indocina e l’Africa furono rivendicate o conquistate come colonie dalla principale potenza d’Europa; nella quale le genti indigene in tutto il mondo sarebbero state spazzate via a milioni dalle malattie portate loro dagli Europei (quali il morbillo, la pellagra, la pertosse, il vaiolo, il colera), mentre altri milioni sarebbero stati rinchiusi in riserve o uccisi in blocco per fare spazio all’espansione bianca.

Ciò non significa che solo i nativi stessero soffrendo. Sessanta milioni di Europei morirono di vaiolo nel solo XVIII secolo. Decine di milioni morirono per le epidemie di colera. Mi ci vorrebbero dieci minuti per elencare le dozzine di volte in cui in questo periodo comparvero la peste, il tifo, la febbre gialla, la scarlattina e l’influenza. E chiunque dubiti della stretta connessione tra l’agricoltura e la carestia, dovrebbe solo esaminare i dati relativi a questo periodo: raccolti disastrosi e carestia, raccolti disastrosi e carestia, raccolti disastrosi e carestia, più e più volte in tutto il mondo civilizzato. Le cifre sono sconvolgenti. Dieci milioni morirono di fame nel Bengala, nel 1769. Due milioni in Irlanda e in Russia, nel 1845 e nel 1846. Quasi quindici milioni in Cina ed in India tra il 1876 e il 1879. In Francia, Germania, Italia, Inghilterra, Giappone e in ogni altro luogo, decine di migliaia, centinaia di migliaia morirono in altre carestie, troppo numerosi per poterli menzionare.

Quando le città divennero più affollate, l’angoscia umana raggiunse vette che non sarebbero state neppure immaginabili nelle epoche precedenti, con centinaia di milioni di persone costrette ad abitare in bassifondi di inconcepibile squallore, preda delle malattie portate dai ratti e dall’acqua contaminata, senza alcuna educazione né alcun mezzo per migliorare la propria condizione. Il crimine fiorì come mai era successo in precedenza e veniva di solito punito pubblicamente per mezzo di mutilazioni, marchiature, fustigazioni o morte; la prigionia come forma di punizione alternativa si sviluppò solo tardivamente in questo periodo. Anche la malattia mentale, come mai era avvenuto, diffuse pazzia, alienazione o in qualunque altro modo vogliate chiamarla. Nessuno sapeva cosa fare con i pazzi; essi venivano di solito incarcerati come i criminali, incatenati ai muri, frustati, dimenticati.

L’instabilità economica rimase alta e le sue conseguenze si fecero sentire più diffusamente di quanto fosse mai avvenuto. Trecento anni di caos economico in Francia condussero direttamente alla rivoluzione del 1789, nel corso della quale furono bruciate, fucilate, annegate o ghigliottinate centinaia di migliaia di vittime. Periodici crolli del mercato e depressioni spazzarono via centinaia di migliaia di attività economiche e ridussero alla fame milioni di persone.

Quest’epoca vide anche nascere la Rivoluzione Industriale, certo, ma essa non portò benessere e prosperità alle masse; piuttosto, portò mancanza di cuore e avido sfruttamento, con donne e bambini che lavoravano per dieci, dodici e più ore al giorno per paghe da fame in negozi, fabbriche e miniere. Potete verificare queste atrocità da soli, se non avete familiarità con esse. Si sa che, nel 1787, i lavoratori francesi lavoravano fino a sedici ore al giorno e spendevano il sessanta per cento delle loro paghe per una dieta che consisteva in poco più che pane ed acqua. Si era già arrivati alla metà del XIX secolo quando il Parlamento inglese limitò la giornata lavorativa infantile a dieci ore. Frustrata e senza speranza, la gente di ogni dove divenne ribelle e recalcitrante, e i governi di ogni dove reagirono con repressione, brutalità e tirannia sistematiche. Insurrezioni generali, insurrezioni di contadini, insurrezioni nelle colonie, insurrezioni degli schiavi, insurrezioni dei lavoratori — ce ne furono a centinaia, non potrei neppure elencarle tutte. Ad Oriente e ad Occidente, gemelli nati da un solo parto, era l’era delle rivoluzioni. Decine di migliaia di persone morirono in esse.

Rivolta e repressione, intese come normale ed abituale interazione tra governati e governanti, erano una novità nella quale potete scorgere i segni di pericolo caratteristici di quest’epoca.

In questo periodo, il lupo ed il ginghiale furono deliberatamente sterminati in Europa. L’alca dell’isola di Edley, nelle vicinanze dell’Islanda, fu cacciata per le sue penne fino all’estinzione, avvenuta nel 1844, divenendo la prima specie portata alla scomparsa per motivi puramente commerciali. In Nord America, per facilitare la costruzione delle ferrovie e minare alle fondamenta le fonti di approvvigionamento alimentare delle popolazioni native ostili, i cacciatori professionisti distrussero le mandrie dei bisonti, arrivando a sterminarne tre milioni in un solo anno; nel 1893 ne rimanevano solo un migliaio.

In quest’epoca, la gente non andava più alla guerra per difendere il proprio credo religioso. La gente continuava ad avere un credo religioso, continuava ad esservi avvinghiata, ma le dispute e le divisioni teologiche che un tempo erano sembrate di importanza così vitale, furono rese irrilevanti da preoccupazioni materiali assai più pressanti. La consolazione fornita dalla religione è una cosa, ma il lavoro, una paga congrua, condizioni di vita e di lavoro decenti, la libertà dall’oppressione e una vaga speranza di miglioramento sociale ed economico sono ben altra.

Penso che non sarebbe troppo fantasioso suggerire che le speranze che nell’età precedente erano state riposte nella religione venissero ora riposte nella rivoluzione e nelle riforme politiche. La promessa di una “torta in cielo dopo morti” non era più sufficiente a rendere sopportabile la miseria della vita nel calderone. Nel 1843 il giovane Carlo Marx chiamò la religione “l’oppio dei popoli”. Guardando le cose da una distanza di oltre un secolo e mezzo, ad ogni modo, è chiaro che la religione, nei fatti, non era più molto efficace come narcotico.

 

Segnali di pericolo: 1900-1960

Il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura, e il successivo raddoppio della popolazione richiese solo sessant’anni. Ora, c’erano tre miliardi di esseri umani e, a parte forse due decimi di punto percentuale, tutti loro appartenevano alla nostra cultura, ad Oriente e ad Occidente.

Cosa dovrei dire a proposito dell’acqua che fumava nel nostro calderone in questo periodo? Stava già bollendo, non credete? Il primo collasso economico globale, che iniziò nel 1929, vi sembra un segnale di pericolo? Due catastrofiche guerre mondiali, vi sembrano segnali di pericolo? Salite di alcune migliaia di miglia e guardate come sessantacinque milioni di persone furono macellate sui campi di battaglia o fatte a pezzi dai bombardamenti, come altri cento milioni si ritennero fortunati di riuscire ad uscirne semplicemente ciechi, o mutilati o storpi. Sto parlando di una quantità di persone pari alla intera popolazione umana dell’Età d’Oro della Grecia classica. Sto parlando della quantità di persone che sterminereste oggi se sganciaste bombe all’idrogeno su Berlino, Parigi, Roma, Londra, New York, Tokio e Hong Kong.

Penso che l’acqua sia rovente, signore e signori. Penso che la rana stia bollendo.

 

Segnali di pericolo: 1960-1996

Il successivo raddoppio della popolazione si verificò in soli trentasei anni, portandoci al momento attuale, nel quale ci sono sei miliardi di esseri umani sul pianeta [nel 1996; in effetti, - N.d.T.] e, a parte pochi milioni sparsi qua e là, tutti appartengono alla nostra cultura, ad Oriente e ad Occidente.

Le voci nel nutrito coro del pericolo si sono aggiunte poco a poco, periodo dopo periodo. Dapprima venne la guerra: la guerra come caratteristica sociale, la guerra come stile di vita. Per duemila o più anni, la guerra sembra essere stata la sola voce nel coro. Ma in breve ad essa si aggiunse il crimine: il crimine come caratteristica sociale, come stile di vita. E poi venne la corruzione: la corruzione come caratteristica sociale, come stile di vita. Poco dopo, a queste voci si unì la schiavitù: la schiavitù come commercio globale e come caratteristica sociale. Ne seguirono immediatamente delle rivolte: cittadini e schiavi si sollevarono per sfogare la propria rabbia e la propria sofferenza. Quindi, quando la pressione della popolazione crebbe di intensità, la carestia e la pestilenza trovarono la loro voce e cominciarono a cantare ovunque nella nostra cultura. Il lavoro di vaste classi di poveri cominciò ad essere sfruttato spietatamente. Le droghe si aggiunsero alla schiavitù nel loro ruolo di commercio globale. Le classi lavoratrici — le cosiddette classi pericolose — si ribellarono. L’economia del mondo intero collassò. Le potenze industriali globali giocarono alla dominazione del mondo e al genocidio.

 

Dopo di che arrivammo noi: dal 1960 ad oggi

Cosa canta la nostra voce nel ritornello del pericolo? Per circa quarant’anni l’acqua ha bollito attorno alla rana. Una, mille, centomila alla volta le sue cellule sono morte, impotenti di fronte al compito di rimanere in vita.

Cosa stiamo cercando? Vi dico un nome, potrete dirmi se ho indovinato. Mi sento di chiamarlo… collasso culturale. Ecco cosa stiamo cantando nel ritornello del pericolo — non al posto di tutto il resto, ma in aggiunta a tutto il resto. Questo è il nostro contributo al lamento di dolore della nostra cultura. Per la prima volta nella storia del mondo, lamentiamo il collasso di tutto ciò che conosciamo e che siamo in grado di capire, il collasso della struttura sulla quale tutto è stato costruito dall’inizio della nostra cultura ad ora.

La rana è morta — e noi non riusciamo a immaginare cosa ciò possa significare per noi e per i nostri bambini. Siamo terrorizzati.

 

Traduzione di Carpanix
Versione originale in inglese: fai click qui.