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PERCHÉ L’IMMIGRAZIONE ECCESSIVA DANNEGGIA L’AMBIENTE

traduzione di Carpanix

 


La popolazione italiana, nel corso del 2003, avrebbe potuto registrare un calo di circa 60.000 unità. A causa dell’immigrazione regolare (quella illegale, in quanto clandestina, sfugge a qualsiasi quantificazione attendibile e non è quindi compresa nel computo), il saldo demografico effettivo del 2003, così come quello del 2004, è però consistito in un incremento di oltre 570.000 unità. In sostanza, ogni due anni occorre trovare posto sul nostro già sovraffollato territorio (oltre 194 ab/km 2 nel 2002) per una nuova città delle dimensioni di Torino. Le valutazioni “ufficiali” tendono ad identificare all’unisono in questo fenomeno un’opportunità per il nostro Paese. Escludendo dall’accesso agli organi di informazione qualsiasi voce contraria, viene generata ad arte l’impressione che non esista alcun dissenso in merito. Eppure, il dissenso esiste. Ne è dimostrazione questo articolo inerente la situazione di un Paese considerato tra i più “aperti” e “ospitali”: gli Stati Uniti. Ciascuno di voi tragga dalla lettura le conclusioni che ritiene più appropriate. — Carpanix

 

Ci viene spesso chiesto perché BALANCE, una organizzazione che mira alla salvaguardia dell’ambiente per mezzo della stabilizzazione della popolazione, riserva una particolare enfasi al limitare l’immigrazione negli Stati Uniti. Ci viene chiesto, cosa ha a che fare la limitazione dell’immigrazione con la protezione ambientale? La risposta è: molto.

 

Una popolazione di dimensioni stabili è essenziale per proteggere l’ambiente

La politica dell’immigrazione negli Stati Uniti dovrebbe essere basata sul dato di fatto che una popolazione di dimensioni stabili è essenziale se vogliamo evitare un’ulteriore deterioramento del sistema che ci sostiene – il nostro ambiente e le nostre risorse naturali. Indipendentemente da quanto risparmiamo in termini di risorse, rimane un fatto fondamentale che un numero sempre maggiore di persone pesa inevitabilmente in modo crescente sul nostro ambiente naturale e sociale. Più gente significa un maggiore impiego di energia, maggiori ingorghi nel traffico, maggiore produzione di rifiuti tossici e una accresciuta tensione che risulta dal vivere in ambienti urbani sovraffollati. Per quanto efficienti possiamo essere nel nostro utilizzare le risorse e per quanto risparmiamo nel tentativo di preservare l’ambiente, più persone significano semplicemente un maggiore stress per l’ecosistema. I fenomeni dell’affollamento, la deforestazione, delle piogge acide, del riscaldamento globale e l’intera litania dei malanni ambientali degli Stati Uniti e di qualsiasi altro luogo dimostrano ampiamente che ogni persona, per quanto punti alla conservazione, aggiunge un ulteriore carico all’ambiente.

 

La considerazione chiave è la capacità di carico, non l’estensione del territorio

Perché, negli Stati Uniti, non disperdiamo semplicemente la popolazione negli “ampi spazi aperti” che (sebbene sempre meno) esistono ancora in posti quali l’Alaska, l’Utah, il Nevada, il Texas, lo Wyoming, il Montana, l’Arizona e altrove? Il nostro ampio territorio non costituisce una risposta? Sfortunatamente, la risposta è un fermo: “No!”.

La chiave per comprendere questo stato di cose consiste nel fatto essenziale della “capacità di carico” – il numero di persone che possono essere mantenute in modo sostenibile da una determinata area senza degradare l’ambiente naturale, sociale, culturale e economico per le generazioni presenti e future. La capacità di carico comprende la capacità dell’ambiente naturale di fornire le risorse, il cibo, l’abbigliamento e il rifugio dei quali abbiamo bisogno, e la capacità dell’ambiente sociale di fornire una qualità della vita ragionevole.

Mentre potrebbero essere scelti molti fattori (ad esempio, l’energia, le foreste, gli inquinanti) per illustrare i limiti che la capacità di carico impone alle dimensioni della popolazione, esaminare un esempio lampante, l’acqua, fornisce molto rapidamente la misura dell’importanza e dell’utilità del concetto di capacità di carico. L’ovest, il sudovest e certi stati centrali – veramente gran parte degli Stati Uniti (generalmente quelli nei quali si verifica la maggior crescita della popolazione) – sono afflitti o da carenza d’acqua o dall’inquinamento da sostanze tossiche dell’acqua. Molte zone hanno precipitazioni limitate o poche altre fonti naturali di approvvigionamento idrico, col risultato di un grave esaurimento e/o dell’inquinamento delle acque sotterranee. Dal momento che l’acqua potabile è essenziale per la vita, la capacità di carico di queste zone carenti d’acqua che possono estendersi su molti stati, è estremamente bassa per tutte le forme di vita, compresi gli umani.

Inoltre, non esistono modi economicamente o energeticamente efficienti all’orizzonte per incrementare la disponibilità d’acqua. Le tecniche di desalinizzazione sono costose e richiedono troppa energia per poter essere sostenibili un mondo ove l’energia è sempre più rara. E i benefici di usare tecniche di risparmio idrico, come l’irrigazione a goccia, pur essendo importanti, non sono (e, col tasso di crescita attuale della popolazione, non saranno) sufficienti a compensare la domanda di una popolazione sempre più numerosa.

 

Perché la dispersione della popolazione non funzionerà

Così, nonostante quello che alcuni sostengono, non possiamo disperdere la gente nelle zone relativamente poco popolate, molto semplicemente perché in quelle aree la capacità di carico non è sufficiente. Progetti costosi per portare l’acqua in quelle o in altre zone nelle quali la popolazione sempre più numerosa sta sfruttando eccessivamente e/o inquinando le riserve d’acqua, serve solo a ridurre la capacità di carico delle aree dalle quali l’acqua viene prelevata. Inoltre, nel lungo periodo, consente alle zone che ricevono quell’acqua di essere ancora una volta sovraccaricate da un numero sempre crescente di persone. Le regioni del Paese che già ora stanno esaurendo i propri corpi acquiferi sotterranei ad una velocità di molto superiore alla loro velocità di ripristino, in termini di capacità di carico sono già sovrappopolate.

Sebbene misure di emergenza e piogge insolitamente abbondanti possano migliorare la situazione per qualche tempo, col continuo crescere della popolazione tali metodi di approccio non sono sostenibili sul lungo periodo. In effetti, in molti Stati della costa occidentale, specialmente in Florida, l’inquinamento generato dalla fitta popolazione sta già distruggendo permanentemente i corpi acquiferi sotterranei.

Si può forse acquisire una migliore comprensione del problema della capacità di carico immaginando che le cause dei problemi stiano essenzialmente in una sovrabbondanza di popolazione piuttosto che in una carenza d’acqua. In effetti, la lista dei fattori della capacità di carico che limitano l’abbondanza di popolazione e che da questa sono influenzati è ampio e comprende l’energia, il terreno agricolo, le foreste, gli spazi aperti, nonché la pace e la quiete, solo per nominarne alcuni.

La questione è abbastanza semplice: più gente richiede una maggiore quantità delle sempre più rare risorse e, nell’usarle, genera più inquinamento. L’estinzione delle specie e la conseguente perdita di biodiversità, le piogge acide e la deforestazione delle Tongass e di altre foreste nazionali, sono tra i segnali che la crescita della popolazione degli Stati Uniti e del mondo sta spingendo l’ambiente oltre le sue possibilità di sostenere una qualità della vita desiderabile.

 

La minaccia ambientale definitiva: la sovrappopolazione

Un risultato della sovrappopolazione, quindi, è l’esaurimento delle risorse e il degrado dell’ambiente fino al punto in cui un’area perde parte della sua capacità di sostenere una certa popolazione in futuro. Quando la capacità di carico viene superata, il danno ambientale è solitamente così grave che la capacità di carico per le generazioni future ne risulta molto compromessa. Questa catena di eventi non vale solo per la foresta pluviale dell’Amazzonia, o per l’America Centrale, o per il Bangladesh, o per il Nepal deforestato. Vale anche per molte zone degli Stati Uniti – e per gli Stati Uniti nel loro complesso.

Nella California del Sud, per esempio, quantità d’acqua potabile importata assolutamente limitate stanno diventando sempre più preziose e c’è una pressione sempre più forte per la costruzione di acquedotti sempre più numerosi per apportare acqua da distanze sempre maggiori. La maggioranza della gente, bloccata nella rete in attesa della pioggia, sta cominciando a percepire i limiti assoluti imposti alla popolazione dalla capacità di carico di quelle zone.

È particolarmente importante per gli Stati Uniti fermare la crescita della popolazione poiché, mentre contengono solo il 5% circa della popolazione del mondo, essi usano una quantità sproporzionatamente grande delle risorse mondiali (ad esempio, circa il 25% dei suoi combustibili fossili) e producono oltre il 25% della CO2 globale, che contribuisce all’effetto serra. Quindi, fermare la crescita della popolazione negli Stati Uniti è essenziale se vogliamo proteggere l’ambiente tanto degli Stati Uniti quanto del mondo nel suo insieme.

 

La capacità di carico nei confronti della popolazione è negativamente influenzata dall’eccessiva immigrazione

La popolazione degli Stati Uniti cresce di 3 milioni di persone all’anno. Dal momento che l’immigrazione dagli Stati esteri provoca il 50% della crescita della popolazione statunitenze (e oltre il 60% della crescita della popolazione in Stati quali la California e la Florida) e dal momento che anche gli Stati Uniti hanno una capacità di carico limitata, l’immigrazione eccessiva dà luogo ad una significativa minaccia ambientale.

Globalmente, una risposta comune ai problemi derivanti dal superamento della capacità di carico consiste nella migrazione verso aree dove la capacità di carico stessa non è ancora stata spinta al limite o dove viene percepita come ancora in grado di fornire delle opportunità. Gran parte dell’immigrazione degli Stati Uniti è alimentata da questa percezione, ma gli Stati Uniti non hanno risorse infinite. Poiché la popolazione mondiale sta crescendo ad un ritmo allarmante – circa un miliardo di persone ogni 11 anni – questa pressione può solo aumentare.

Il problema è che tale migrazione non solo minaccia la capacità di carico dei Paesi di destinazione, ma nei Paesi di partenza crea anche la pericolosa illusione che la crescita continua della popolazione costituisca una scelta accettabile.

Si possono citare numerosi altri esempi presenti e storici di popolazioni che, in parte a causa di questa falsa percezione, eccedono la capacità di carico dell’ambiente. Il risultato è quasi sempre una accresciuta pressione migratoria, insieme alle altre componenti della sovrappopolazione: danni ambientali, disoccupazione e disgregazione sociale.

Per esempio, l’introduzione della patata nell’Irlanda del XVIII secolo aumentò la produttività dei terreni e incoraggiò nuove stime di quanta gente una determinata porzione di terreno avrebbe potuto mantenere. Questo fornì un “incentivo” ad allargare le dimensioni delle famiglie. Però, non si lasciò spazio per una ulteriore crescita, né per una situazione di scarsità alimentare derivante da raccolti meno che ottimali. Il risultato (di quello che può essere inteso come un “eccesso” di gente o una “carenza” di cibo, a seconda di come uno la vuole vedere) fu la carestia irlandese della patata.

Le popolazionni cercano di lasciare i Paesi nei quali hanno superato la capacità di carico. Oggi, la pressione da ogni continente continua a crescere – la popolazione aumenta di 93 milioni di persone all’anno! Molti sono già arrivati negli Stati Uniti, ma nessuna regione, Stati Uniti compresi, ha la capacità di assorbire tutti coloro che vorrebbero migrare. È doppiamente negativo, quindi, che la percezione di una opportunità negli Stati Uniti agisca come disincentivo per i Paesi sovrappopolati ad affrontare e cominciare a correggere i problemi di sovrappopolazione in patria.

Per questo, consentire troppa immigrazione dà luogo ad una minaccia ambientale e contemporaneamente manda un segnale fuorviante. Forse tutti i Paesi dovrebbero prendere in considerazione la limitazione dell’immigrazione entro livelli compatibili con la propria capacità di carico, per proteggere più efficacemente l’ambiente. Non frenare l’immigrazione che eccede la capacità di carico di un territorio ignora i limiti tanto dei Paesi di partenza quanto di quelli di arrivo. Questa mancanza di considerazione rappresenta una seria minaccia all’ambiente di tutti i Paesi coinvolti.

 

Limitare l’immigrazione in eccesso è eticamente giusto e ambientalmente sicuro

La gente che emigra crea sempre dilemmi morali, dal momento che è naturale sentirsene coinvolti. Però, la domanda pratica e morale è cosa fare di coloro che desiderano spostarsi in aree, come gli Stati Uniti, che sono percepite, a torto, come in grado di fornire opportunità e risorse virtualmente illimitate. Nel nostro caso, siamo costretti a considerare con cura se consentire una immigrazione continua o crescente costituisca un beneficio o un danno per gli Stati Uniti, per gli immigranti stessi e per i Paesi dai qualli essi provengono.

In aggiunta alla capacità di carico dell’ambiente naturale della quale abbiamo già discusso, sono importanti anche una quantità di fattori legati alla capacità di carico sociale ed economica. La maggior parte di coloro che migrano negli Stati Uniti sono poveri e solo parzialmente specializzati o totalmente non specializzati. Il fatto è che essi competono con i nostri stessi poveri, disoccupati e senza tetto per la casa, l’impiego e le opportunità. Non è onesto, nei confronti dei nostri stessi poveri e disoccupati, aumentare la competizione quando non abbiamo risorse naturali e sociali illimitate né risorse o lavori o quantità di denato illimitati. L’idea di un’abbondanza illimitata che hanno molti all’estero e che ha qualcuno in America è, nei fatti, un mito abbondantemente smentito dai nostri deficit economici, carenze di risorse, città sovraffollate e malesseri ambientali.

 

L’immigrazione eccessiva è estremamente costosa per i contribuenti americani

La salute del nostro ambiente sociale richiede che ci asteniamo dalle spese eccessive. Agli attuali livelli, però, l’immigrazione è estremamente costosa a causa della limitata capacità della nostra economia di assorbire in modo produttivo grandi quantità di nuovi arrivati non specializzati o semi-specializzati, per non parlare della gestione di concentrazioni di persone oltre i limiti della capacità di carico imposta dalla natura.

Uno studio del Professore di Economia Donald L. Huddle della Rice University, stima che l’immigrazione (tanto legale quanto illegale) è costata ai contribuenti statunitensi 44,18 miliardi di dollari nel 1993, dopo avere sottratto le tasse che gli immigrati hanno pagato. Oltre il 50% di questi costi sono attribuibili all’immigrazione legale: i 12,76 milioni di immigrati legali successivi al 1970 e i 2,8 milioni di regolarizzati negli Stati Uniti sono costati ai contribuenti statunitensi 24,83 miliardi di dollari netti in assistenza pubblica e costi di sistemazione. Il livello dell’immigrazione legale negli Stati uniti è attualmente di circa un milione all’anno. Gli oltre 5 milioni di immigrati illegali, il numero dei quali cresce di circa 300.000 all’anno, sono costati nel 1993 circa 19,34 miliardi di dollari.

A meno che le leggi statunitensi e le politiche di applicazione vengano modificate, nel prossimo decennio l’immigrazione (legale ed illegale) costerà in media 60 miliaridi di dollari all’anno!

Anche la porzione umanitaria della nostra politica dell’immigrazione non è economica. Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ogni 10.000 rifugiati ammessi negli Stati Uniti ricevono benefici iniziali che costano ai contribuenti 70 milioni di dollari. Ai livelli attuali di 120.000 nuovi rifugiati l’anno, i costi iniziali per i contribuenti si avvicinano agli 840 milioni di dollari! Queste cifre non comprendono i costi aggiuntivi dell’istruzione bilingue, degli alloggiamenti, delle cure ospedaliere e di altri costi di base che vengono spesso sostenuti dallo stato e dalle amministrazioni locali e che consistono in miliardi di dollari all’anno.

Inoltre, una quantità delle persone che attualmente vengono ammesse come rifugiati non hanno le caratteristiche per essere classificate come “rifugiati” – ovvero avere “un ben fondato timore di persecuzione”. Questo poiché nel 101 Congresso è stata varata una legge che sostanzialmente amplia la definizione di “rifugiato” per certi cittadini sovietici, dell’Europa orientale e del sudest asiatico, in modo che possano essere ammessi molti che non soddisfano le condizioni tradizionali. In realtà, molti di coloro che vengono ammessi come rifugiati dovrebbero essere classificati in modo più appropriato come persone in fuga da ristrettezze economiche o da disastri ambientali. Mentre è naturale simpatizzare con tali persone, è discutibile che essi debbano essere definiti “rifugiati” con tutte le connotazioni di solidarietà che evoca tale termine.

L’eccessiva immigrazione negli Stati Uniti è emplicemente molto costosa e rende vittime i nostri stessi poveri e disoccupati che competono per il lavoro, una casa, l’assistenza sanitaria, l’istruzione e simili. E l’immigrazione contribuisce alla crescita della popolazione, che sta minacciando i limiti della capacità di carico dell’ambiente naturale.

 

L’emigrazione danneggia i Paesi dai quali provengono gli immigrati

L’emigrazione non dà neppure benefici ai Paesi dai quali provengono gli immigrati. Sono spesso gli insoddisfatti politici o i diseredati economici che decidono di partire. I loro sentimenti sono comprensibili ma BALANCE crede che non dovremmo incoraggiarli a migrare. Questa gente insoddisfatta sono esattamente coloro che dovrebbero rimanere in patria poiché sono spesso i più motivati e i più adatti a correggere i problemi della loro propria società. Per esempio, che ne sarebbe stato del movimento riformista polacco se Lech Walesa avesse deciso di emigrare verso gli Stati Uniti? Sebbene la maggior parte degli immigrati negli Stati Uniti siano relativamente non specializzati, una piccola quantità di loro è invece costituita da specializzati. È onesto nei confronti degli altri Paesi consentire che l’emigrazione dei cervelli verso gli Stati Uniti continui? Il loro esodo costituisce una perdita per i Paesi d’origine.

Forse ancor più importante, molti dei Paesi dai quali gli immigranti arrivano sono Paesi con tassi di crescita della popolazione molto alti e completamente insostenibili. Molti hanno tempi di raddoppio della popolazione compresi tra i 20 e i 30 anni, grandi quantità di bambini per famiglia e una porzione molto ampia della popolazione totale alquanto giovane. Per esempio, se le tendenze attuali continuano, l’America Centrale (compreso il Messico) raddoppierà la propria popolazione fino a raggiungere i 242 milioni in soli 28 anni.

Dal momento che molti in questi Paesi coltivano l’illusione che gli Stati Uniti abbiano risorse illimitate e una illimitata capacità di ricevere immigrati, e che continueranno ad accettarne grandi quantità, i governi locali non hanno alcun incentivo reale a mettere in atto i passi necessari per limitare la propria popolazione incoraggiando famiglie di dimensioni ridotte e rendendo la contraccezione più ampiamente disponibile. La conclusione che essi possono giustificatamente trarre dalla attuale politica delle “porte aperte” statunitense è che un porzione significativa del proprio “eccesso” di popolazione può sempre andare negli Stati uniti. Questa visione errata non fa altro che ritardare i loro tentativi di rallentare la crescita della propria popolazione.

 

Le esperienze degli altri Paesi dimostrano che ridurre le migrazioni comporta benefici

La Cina ha recentemente istituito regolamentazioni mirate direttamente a limitare la migrazione dalle aree rurali verso le città sovraffollate. Un importante aspetto di questa politica consiste apparentemente nell’incoraggiare gli abitanti delle aree rurali a sopportare il carico dei propri eccessivi tassi di riproduzione e nell’indurli a regolare la quantità di nati su un livello coerente con le aspettative inerenti le condizioni economiche e ambientali locali. In effetti, molti esempi attuali e storici indicano che la gente reagisce alla percezione della penuria o delle opportunità avendo rispettivamente meno o più bambini.

In breve, nel consentire una eccessiva immigrazione e rifiutando così di confrontarci direttamente con il problema della capacità di carico, siamo non etici e ingiusti nei confronti della nostra stessa gente e di quanti provengono dagli altri Paesi. Mandiamo a questi Paesi un segnale sbagliato, un segnale secondo il quale la loro alta emigrazione e il loro elevato tasso di crescita della popolazione possono continuare dal momento che gli Stati Uniti provvederanno a fornire una valvola di sicurezza. Ciò non è un bene né per gli altri Paesi né per gli Stati Uniti.

Dovremmo inviare loro un altro segnale, cioè quello secondo il quale gli Stati Uniti accoglieranno una quantità di migranti strettamente limitata e che possa essere assorbita con successo nell’ambito della capacità di carico locale, ma non di più. Questa politica invierebbe il segnale corretto agli altri Paesi e, nel processo, consentirebbe a noi e a loro di proteggere l’ambiente. Ognuno limiterebbe la crescita della propria popolazione, così che ognuno sarebbe in grado di aiutare i propri poveri e disoccupati.

 

Quanta immigrazione è “eccessiva”?

Date queste considerazioni, quanta immigrazione è eccessiva? Rispondere a questa domanda richiede di considerare quali siano le dimensioni della popolazione “ideale” per gli Stati Uniti, data la capacità di carico locale. Dare risposte precise è difficile, ma una osservazione onesta e il buon senso suggeriscono ch,e in base alla capacità di carico, gli Stati Uniti potrebbero essere già sovrappopolati, tenendo conto di tutto.

Le prove della sovrappopolazione sono ampie, e comprendono la carenza d’acqua, l’inquinamento eccessivo, le grandi pressioni che indirizzano al taglio di sempre maggiori quantità di legname nelle nostre foreste nazionali, la sempre minore estensione degli habitat selvaggi, l’asfaltatura di oltre 1,5 milioni di acri di terreno agricolo all’anno [607.030,95 ettari - N.d.T.], il sovraffollamento delle aree per lo svago, l’affollamento delle città, l’impossibilità di fornire e mantenere infrastrutture adeguate per quanto riguarda la scuola, le strade e altri impianti. Tutto ciò e altro ancora mette in evidenza il fatto che la popolazione degli Stati Uniti può avere già superato la capacità di carico ottimale. Dopo tutto, dobbiamo mettere nuovamente in risalto che un territorio libero o abitato in modo sparso non significa necessariamente ulteriore capacità di carico.

 

Per proteggere l’ambiente dobbiamo raggiungere una immigrazione al livello “di sostituzione”

Quindi, BALANCE crede che, per salvaguardare la capacità di carico del nostro territorio e mantenere la nostra qualità della vita, la strada da intraprendere con maggiore urgenza consista nello stabilizzare al più presto possibile la popolazione. Sebbene il nostro tasso di fecondità totale sia prossimo al livello di sostituzione, la nostra popolazione continuerà a crescere per diversi decenni, a causa della grande quantità di donne della generazione del baby boom attualmente in età riproduttiva (questo fenomeno è conosciuto come “inerzia della popolazione”). Di conseguenza, l’immigrazione proveniente dagli altri Paesi costituisce la variabile cruciale per i nostri sforzi tesi a stabilizzare la popolazione americana.

Insomma, il raggiungimento della stabilizzazione della popolazione deve comprendere la riduzione dell’immigrazione negli Stati Uniti dal livello attuale (oltre 1.000.000 di immigrati legali certi e altri 300.000 immigrati illegali stimati ogni anno) a una immigrazione a un livello “di sostituzione” che affianchi una fecondità analogamente al livello “di sostituzione”. Dovremmo stabilire un tetto all’immigrazione non superiore alle 200.000 unità, poiché circa 200.000 persone lasciano volontariamente gli Stati Uniti ogni anno. Bilanciare immigrazione ed emigrazione sarà funzionale per bilanciare la popolazione statunitense con l’ambiente. [Nel valutare l’entità di questa cifra, si tenga presente che gli Stati Uniti hanno una popolazione che supera i 270.000.000 di abitanti; secondo un calcolo strettamente aritmetico, tale quota rapportata all’Italia dovrebbe essere di circa 43.000 unità; cionondimeno, occorrerebbe tenere conto del fatto che l’Italia ha una densità di popolazione e un grado di sfruttamento del territorio già ben maggiore di quello statunitense, per cui tale quota dovrebbe essere ulteriormente ridimensionata, nel condurre il paragone - N.d.T.]

 

Un tetto complessivo di 200.000 immigrati all’anno renderebbe possibile una protezione ambientale a lungo termine

Questo tetto all’immigrazione dovrebbe essere un tetto complessivo. Cioè dovrebbe comprendere i rifugiati, coloro che godono di diritto di asilo, i parenti e tutti gli altri immigrati. Qualunque cosa meno rigorosa di un tetto complessivo rischierebbe di rivelarsi discriminante nei confronti di certi gruppi di persone, minerebbe slealmente il principio di immigrazione al livello “di sostituzione” e renderebbe irraggiungibile il nostro obiettivo di ottenere una popolazione stabile nei limiti della capacità di carico.

Mentre BALANCE è preoccupata principalmente dalle quantità, varrebbero certe altre considerazioni a proposito di chi dovrebbe essere ammesso entro i limiti di questo tetto. BALANCE crede che una politica di immigrazione responsabile ammetterebbe alcuni individui a rischio di imminente persecuzione (rifugiati e coloro che godono del diritto di asilo), alcuni lavoratori specializzati e i parenti stretti dei cittadini statunitensi. Ciascuna di queste categorie dovrebbe essere ammessa, ma solo fino a che il totale degli immigrati non ecceda il tetto “di sostituzione” dei 200.000 all’anno. Dobbiamo prendere coscienza, e gli altri devono riconoscere, che gli Stati Uniti non possono semplicemente accogliere tutti coloro che vogliono entrare in questo Paese.

Dobbiamo essere onesti con noi stessi e con gli altri, essendo realistici. Dobbiamo mettere in atto una politica dell’immigrazione responsabile. Questo richiede che noi si agisca ora per fermare l’immigrazione illegale e per limitare quella legale entro il livello “di sostituzione”, cioè 200.000 persone all’anno. Quei 200.000 posti dovrebbero essere individuati secondo il miglior interesse degli Stati Uniti come determinato dal Congresso e dagli Americani. Crediamo che la pietra angolare delle nostre politiche ambientali e dell’immigrazione debba essere la stabilizzazione della popolazione.

In breve, la sovrappopolazione è la minaccia definitiva per l’ambiente e l’immigrazione è la componente critica della nostra rapida crescita della popolazione, che è la più elevata nel mondo industrializzato. Dobbiamo a noi stessi, ai nostri poveri, ai nostri senza tetto e agli altri Paesi l’agire ora per limitare l’immigrazione verso questo Paese entro il livello “di sostituzione”, allo scopo di proteggere il nostro ambiente e di salvaguardare la nostra capacità di carico a lungo termine. Lavorando per stabilizzare la popolazione in primo luogo negli Stati Uniti, possiamo mandare agli altri Paesi un segnale che dica che la nostra capacità di assorbire immigrati ha dei limiti. Possiamo diventare un modello di stabilizzazione della popolazione per gli altri, in modo da potere lavorare ciascuno per la salvaguardia della propria capacità di carico e quindi della capacità di carico del pianeta.

 

Numero 27a, Giugno 1992
Population-Environment Balance,
2000 P St., NW,
Suite 210,
Washington DC 20036, Fax: (202) 955-6161,
e-mail: balance@igc.apc.org.

 

Traduzione di Carpanix
La versione originale inglese è disponibile su www.dieoff.org


Se ritenete che quella appena riportata sia una voce isolata, potete proseguire con il seguente articolo, più recente, proveniente da un sito diverso. — Carpanix]

 

UNA CRISI IRREVERSIBILE

traduzione di Carpanix

 

La popolazione in accelerazione dell’America ha compiuto un balzo di 33 milioni nell’ultimo decennio e continuerà a crescere fino ad ulteriori 200 milioni di persone per la metà del secolo.

Se avete letto il Newsweek Magazine dell’ultimo mese, presentava uno sconvolgente quadro in prima pagina, “LA CALIFORNIA IN CRISI”. Il Time Magazine riportava, “GLI STATI UNITI STANNO ESAURENDO L’ENERGIA” e “BLACKOUT 2003”. L’Outside Magazine aggiungeva, “STIAMO RIMANENDO SENZ’ACQUA”.

La scorsa settimana, ho compiuto un viaggio da Seattle a San Francisco. Quello che era cominciato come una piacevole cavalcata è diventato un incubo di ingorghi nel traffico, periferie urbane, linguaggi che non ero in grado di comprendere nel mio stesso Paese, acqua inquinata, benzina a 2,29 dollari al gallone [circa 50 eurocent al litro - N.d.T.] e aria sudicia.

L’America si trova all’incrocio critico di un dilemma che, una volta cresciuto oltre la nostra capacità di gestirlo, ci porterà ad una crisi irreversibile. La popolazione degli Stati Uniti esplode oltre la “capacità di carico” con un totale di 300 milioni di persone in America. Questa nazione ne aggiungerà altri 200 milioni appena oltre la metà del secolo.

La sovrappopolazione diverrà la “peste del XXI secolo” in America. Dal momento che la donna americana si attesta su un tasso di fecondità di 2,03, abbiamo una popolazione stabile. Però, ai livelli attuali di crescita di 3,3 milioni di persone all’anno dovute alla incontrollata immigrazione tanto illegale quanto legale, il nostro Paese sta importando una crisi irreversibile. Il Bangladesh, la Cina e l’India hanno ignorato la propria popolazione che accelerava 50 anni fa. Oggi, essi non possono risolvere il problema. I loro cittadini ne soffrono le conseguenze orribili nella vita di ogni giorno.

Esaminiamo “California in crisi” del Newsweek e vediamo come si adatti ad ogni Stato della nostra Nazione. La California conta 35 milioni di persone nella sua strada verso l’incredibile cifra di 55 milioni in 30 anni. Essa aggiunge 600 automobili al giorno alle sue autostrade già intasate. Due milioni dei suoi studenti studiano nelle roulotte perché non ci sono abbastanza aule. La California deve costruire UNA nuova scuola al giorno per tenere il passo con l’afflusso di 3.000 immigrati e i loro bambini ogni 24 ore. Ogni giorno, inondano i nostri confini oltre 2.000 immigrati illegali che si aggiungono agli oltre tre milioni già oggi presenti in California e ai dieci milioni dell’intera Nazione. La California deve fornire quelle scuole di insegnanti in grado di parlare 60 lingue. Non ce la fanno. La democrazia richiede una popolazione istruita con fondamenta etico/morali simili e che parli la stessa lingua. La democrazia non può sopravvivere a una popolazione analfabeta e con 60 lingue diverse. Ciò che sta accadendo in California toccherà come una cascata anche molti altri Stati.

Come Stato precursore della sovrappopolazione, la California ha debiti per 38 miliardi di dollari senza soluzioni, con una base fiscale distrutta e milioni di lavoratori in nero ma che ricorrono ai nostri servizi.

In un mio recente discorso, ho parlato di 4 milioni di persone da aggiungere al Colorado in 50 anni, per portare questo Stato agli 8 milioni di persone. Un cinquantanovenne della California mi ha risposto: «Ha torto, signore. Sono uno dei due milioni di figli del baby boom che andrà in pensione entro dieci anni. Stiamo sfuggendo da quel pozzo nero della popolazione che è diventata la California per andare nel Colorado Occidentale. Si può aspettare sei milioni di persone».

Il Colorado non sopravviverà a altri sei milioni di persone, né l’America può sopravvivere a altri 200 milioni da aggiungere alla popolazione attuale di 300 milioni. La nostra “capacità di carico” è stata superata ed è limitata dall’acqua. Che mi dite dei limiti del vostro Stato?

Il nostro Paese finirà in una crisi irrisolvibile se non stabilizziamo la popolazione degli Stati Uniti riducendo l’immigrazione legale a 100.000 persone all’anno e se non fermiamo l’immigrazione illegale. Dal momento che gli immigrati provengono da Paesi privi di pianificazione familiare, il loro numero costituisce una linea senza fine. Essi portano anche innumerevoli malattie come i 7.000 nuovi casi di lebbra degli ultimi tre anni, i 16.000 casi di tubercolosi, le migliaia di casi di epatite A, B e C.

Essi portano anche altre malattie [in inglese: “Chagas Disease” e “Exotic New Castle”; non sono stato in grado di tradurle - N.d.T.] e abitudini quale la mutilazione genitale femminile.

Non si tratta di razza, credo o colore. Si tratta di “capacità di carico” e dei limiti che creano quantità massicce di popolazione. Abbiamo costruito un Paese di successo. Dobbiamo sostenere la sua vivibilità come un segnale per il mondo. Se perdiano il nostro Paese per questa sempre più rapida, irreversibile crisi di sovrappopolazione, i nostri bambini non potranno godere di ciò che ci siamo giunti a dare per scontato. Come disse Asimov: «La democrazia non può sopravvivere alla sovrappopolazione» [la stessa tesi era sostenuta anche da Aldous Huxley, che Americano non era - N.d.T.]

Se non vedete il mostro crescere, vuol dire che non siete stati attenti. Nessuno dei nostri bambini, indipendentemente dalla razza, dal credo o dal colore, immigrato o nativo, potrà godere del Sogno Americano se falliamo o rifiutiamo di agire sull’immigrazione e sulla stabilizzazione della popolazione. Quanto più la nostra quantità diviene estrema, tanto più estreme saranno le conseguenze per i nostri figli.

 

Traduzione di Carpanix
La versione originale inglese è disponibile su www.stopfgm.org.