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RIDUZIONE DELLA POPOLAZIONE: PERCHÉ DOBBIAMO E COME POTREMMO OTTENERLA

John B. Hall, Università delle Hawaii
traduzione di Carpanix

 

da Population and Environment, Volume 18, Numero 1, Settembre 1996

L’umanità ha avuto anche troppo successo nel rimodellare gran parte del mondo naturale per asservirlo ai propri scopi. Mentre ciò ha consentito un crescita senza precedenti della popolazione umana, appare chiaro che abbiamo superato i limiti del nostro sistema di supporto vitale naturale e che stiamo rapidamente distruggendo le risorse necessarie a sostenere la nostra stessa esistenza. È necessario che ci dedichiamo alla conquista di un’ultima frontiera, forse la più difficile e pericolosa di tutte: il controllo di noi stessi.

Affinché ciascuno possa avere una vita prospera, salubre, istruita, umana e democratica, sarebbe necessario che la quantità di gente che consuma le risorse mondiali raggiungesse un qualche ragionevole equilibrio con quelle stesse risorse. Una rapida occhiata alla lista dei pressanti problemi mondiali rende ovvio che la popolazione mondiale attuale è già ben più numerosa di quella sostenibile, anche con gli attuali livelli di miseria.

I sistemi economici moderni dipendono in modo assoluto da un impiego massiccio di combustibili fossili che vengono oggigiorno consumati smodatamente e che, ovviamente, non vengono rinnovati. Ci sono grandi problemi nel trovare sostituti adeguati per le enormi quantità di energia rappresentate da queste risorse in rapido declino.

Nel frattempo, l’anidride carbonica che viene prodotta minaccia di modificare il clima terrestre per via dell’effetto serra, con possibili e drammatici innalzamenti del livello del mare, sbiancamento e distruzione delle barriere coralline e inondazione di zone costiere pesantemente popolate e spesso vitali da un punto di vista agricolo.

L’erosione degrada il suolo da 20 a 40 volte più rapidamente di quanto esso si ricostituisca, proprio nel momento in cui una popolazione in fase di crescita esplosiva richiede sempre più cibo, e in cui le foreste che vanno scomparendo vengono abbattute per fornire i terreni agricoli aggiuntivi che si rendono via via necessari. I tentativi di coltivare o adibire a pascolo i terreni marginali hanno portato a una rapida desertificazione di ampie superfici.

Gli inquinanti atmosferici distruggono l’ozono e permettono a flussi sempre più elevati di ultravioletti di raggiungere la superficie terrestre, non solo portando a un incremento nel cancro della pelle degli umani, ma anche danneggiando potenzialmente le colture e riducendo la produttività agricola.

Molte zone aride vengono irrigate pompando in superficie acque sotterranee, spesso con ritmi di gran lunga superiori a quelli di ricostituzione delle falde — altro esempio di miope estrazione di una risorsa limitata che non può durare a lungo.

La maggior parte delle risorse ittiche sono afflitte da problemi e molte di esse si trovano in uno stato prossimo al collasso man mano che sforzi sempre maggiori per sfruttarle danno risultati sempre minori, e solo la totale messa al bando della pesca per alcuni anni permetterebbe il recupero ad alcune specie.

Le foreste pluviali e quelle a lento accrescimento vengono rapidamente eliminate a ogni latitudine, anche in conseguenza di un sempre crescente richiesta di legname. La piantumazione e la ricrescita naturale non tengono assolutamente il passo di una simile distruzione, un altro esempio della propensione umana a consumare subito il capitale di risorse anche se il profitto che potrebbe derivarne sarà necessario in futuro.

Simili drastici cambiamenti dell’ambiente naturale sono accompagnati dall’estinzione di innumerevoli specie, che stanno scomparendo molto più rapidamente di quanto si sia in grado di scoprirle e studiarle.

Tutto ciò ha avuto un impatto enorme sulle società umane. Carestie, guerre, lotte etniche e malattie sono gli aspetti più evidenti. I ghetti urbani brulicano in tutto il mondo di gente che non riesce a trovare un lavoro adeguato. E quando le nostre capacità di essere solidali vengono travolte dalla pura massa della sofferenza umana, ci allontaniamo disperati da essa e cessiamo di essere sensibili al dolore degli altri. L’ambito delle nostre preoccupazioni si restringe sempre più, fino a che solo coloro che sono della nostra stessa razza, della nostra stessa cultura e del nostro stesso gruppo religioso riescono a suscitare solidarietà in noi. A quel punto, ci nascondiamo dietro i cancelli di comunità trincerate e protette o dietro ai confini di una qualche tribù o gruppo etnico, rinnegando tutti gli altri. Questa perdità di civiltà impoverisce lo spirito rendendoci indifferenti al genocidio, alla fame, alla povertà e all’ignoranza, rendendoci desiderosi di combattere tutti gli altri per il territorio, per lo spazio e per le risorse necessarie al mantenimento e all’espansione del nostro gruppo di appartenenza. Le squadre della morte proliferano per uccidere coloro che sono politicamente attivi o anche solo “scomodi”, e i massacri su larga scala dei “diversi” diventano quasi una questione di routine.

Quanto descritto è in relazione con la densità delle popolazioni umane e con la competizione per le risorse richieste per il loro benessere. Con la popolazione mondiale attuale, molte risorse chiave vengono esaurite rapidamente e i conflitti tra i popoli si intensificano, anche per gli imprevedibili cambiamenti climatici e per altri fattori che influiscono sulla vivibilità della Terra.

Se ci teniamo alla cultura umana, alla civiltà, alla democrazia, all’istruzione, alla salute e a un elevato standard di vita in generale, non solo c’è una necessità evidente di porre termine a ogni ulteriore crescita della popolazione, ma anche una necessità evidente di giungere ad una sua concreta e sostanziale riduzione.

Molta gente è fortemente preoccupata dal problema della popolazione. Si tengono conferenze internazionali e si fanno sforzi per convincere i dirigenti mondiali della serietà del problema, si avviano programmi di formazione e vengono promossi servizi di pianificazione famigliare. Il tasso di crescita della popolazione ha rallentato e, se le tendenze attuali continueranno, la popolazione dovrebbe stabilizzarsi dopo “solo” un altro paio di raddoppi. Senza dubbio questo ritarderà il disastro, così che arriverà alcuni anni dopo rispetto a quanto accadrebbe se quel rallentamento della crescita non si fosse verificato. Ma non riuscirà ad impedirlo.

È alquanto improbabile che la necessaria riduzione della popolazione avvenga su base volontaria. Quei pochi Paesi nei quali il tasso di natalità è sceso leggermente al di sotto del livello di sostituzione generalmente si preoccupano, ed alcuni tentano di risollevarlo. A nessuna nazione o gruppo culturale piace pensare che si va rimpicciolendo. Nessun Paese vuole sentire che sta perdendo popolazione e che la sua gente potrebbe essere presto sostituita da quei prolifici stranieri che sono chiaramente anche troppo pronti a trasferirsi in spazi relativamente “vuoti”. Alcuni Paesi stanno agendo per difendere le proprie frontiere. Un calo della popolazione sarà pacifico se riguarderà tutti, e non solo i pochi Paesi avanzati ove sta al momento avvenendo.

Una rapida riduzione delle dimensioni della popolazione è necessaria per evitare il disastro, ma molte culture attribuiscono ancora valore ad alti livelli di fecondità; potrebbero essere necessarie intere generazioni per modificare quest’attitudine. Ma non c’è abbastanza tempo per attendere l’avvicendarsi di quelle generazioni. Nel campo degli studi sulla popolazione, la maggior parte della gente presuppone che il controllo individuale sulle decisioni riproduttive costituisca un diritto umano fondamentale col quale non è lecito interferire. Eppure, se l’esercizio di quel diritto sta portando ad un disastro universale, non è almeno ora di considerare la possibilità di modificarlo? Quando le conseguenze di una certa linea d’azione sono chiaramente distruttive per il benessere umano, come si può sostenere che la gente abbia nonostante tutto il diritto innato di proseguire lungo quella stessa linea d’azione? Penso che non si debbano contrastare gli sforzi che i governi mettono in atto per limitare i diritti riproduttivi dei propri popoli allo scopo di portare la popolazione umana della Terra e quella del loro stesso Paese ad un equilibrio con la capacità di carico a lungo termine del territorio, secondo il livello di benessere che la popolazione desidera mantenere.

Si potrebbe sostenere che l’apparato di governo necessario per monitorare le decisioni riproduttive delle singole famiglie e il costante intervento che servirebbe per mantenere un livello di fecondità inferiore al tasso di sostituzione non siano alla portata della maggior parte dei Paesi, che sarebbero incompatibili con un sistema democratico e che, se si tentasse di di metterli in atto, sarebbero fonte di risentimento e resistenze costanti. Un simile livello di controllo sociale sarebbe attuabile solo in Paesi fortemente autoritari come la Cina, e anche in molte zone rurali di quel Paese pare che esista un’ampia elusione delle regole.

Se la riduzione della fecondità media su scala globale richiedesse l’imposizione di regole e monitoraggio da parte dei governi, quella appena esposta sarebbe sicuramente un’argomentazione valida. Esistono però modi alternativi per raggiungere tale obiettivo.

Il sistema immunitario, che solitamente serve a proteggerci dalle malattie ma che è coinvolto anche nel meccanismo delle allergie e del rigetto di organi trapiantati, può essere impiegato per la contraccezione (Anderson & Alexander, 1983; Aldhous, 1994). Un vaccino contraccettivo è stato suggerito per impiego veterinario (Miller & Dean, 1993). In questa applicazione, si inietta nella femmina da sterilizzare una preparazione della zona pellucida (il tegumento esterno della cellula uovo) proveniente da una specie animale diversa. La femmina così trattata risponde al materiale estraneo iniettato producendo anticorpi contro di esso. Questi anticorpi, secondo un processo chiamato “reazione incrociata”, individuano anche il materiale diverso ma simile presente nelle cellule uovo della femmina stessa e le attaccano, distruggendole. Nelle ovaie, la morte delle cellule uovo attaccate provoca la maturazione di quelle ancora immature. Non appena una nuova cellula uovo giunge a maturazione, anch’essa viene individuata dal sistema immunitario e distrutta a sua volta. Ne consegue un ciclo a catena di maturazione e distruzione per il quale entro alcuni mesi tutte le potenziali cellule uovo presenti nelle ovaie dell’animale giungono a maturazione e vengono distrutte; in questo modo la femmina risulta sterilizzata non chirurgicamente (Skinner, et al, 1984).

A parte rari casi nei quali la persona coinvolta desiderasse volontariamente essere sterilizzata, una procedura così drastica avrebbe probabilmente scarsissima applicazione nel campo della contraccezione umana e, dal momento che con ogni probabilità indurrebbe la menopausa, è improbabile che sarebbe ritenuta accettabile anche in quei casi. Ad ogni modo, dal sistema immunitario si possono ricavare molte azioni contraccettive meno radicali.

Molti casi di infertilità naturale si verificano perché la donna produce anticorpi contro gli spermatozoi, che vengono identificati come corpi estranei (Bronson, et al, 1984). Probabilmente si potrebbero sviluppare dei vaccini in grado di stimolare più donne a produrre anticorpi di quel genere, con una conseguente riduzione della fertilità (Primakoff, et al, 1988; Primakoff, 1994).

In un approccio ancora diverso, le donne sono state vaccinate con sequenze di peptidi simili a quelle che si riscontrano in certi ormoni implicati nella riproduzione (Talwar et al, 1993; Talwar et al, 1994). Si possono produrre vaccini molto efficaci innestando sezioni di geni prelevati dal peptide adeguato in alcuni dei geni di un virus (Moss, et al, 1984; Talwar et al, 1993; Talwar et al, 1994) e impiegare questo virus modificato per vaccinare i soggetti, come è stato fatto nel caso della vaccinazione contro il vaiolo. Le sequenze peptidiche prodotte dai virus stimolano la formazione di anticorpi, gli anticorpi danno luogo a reazione incrociata con gli ormoni naturalmente presenti nel corpo femminile e la riproduzione ne risulta inibita. Sono disponibili molte alternative di questo genere per mettere il sistema immunitario al servizio della contraccezione.

Nessuno di questi approcci rappresenterebbe altro che una semplice aggiunta all’armamentario di tecniche contraccettive già esistenti, eccetto che per un aspetto: per stimolare il sistema immunitario viene impiegato un virus come vettore, dal momento che cresce all’interno del corpo e produce uno stimolo efficace per il sistema immunitario stesso, ma molto raramente quel virus si diffonde spontaneamente ad altri individui. Non esiste però alcuna ragione per la quale gli antigeni necessari (le sostanze che stimolano il sistema immunitario) non possano essere introdotti in un virus diverso, come ad esempio quello di uno degli oltre 200 virus responsabili del comune raffreddore, virus che si diffonderebbero spontaneamente tra la popolazione comportandosi così come una forma di contraccettivo infettivo. In relazione alla natura dell’antigene impiegato e della reazione ad esso, la fertilità degli individui infettati verrebbe ridotta in misura maggiore o minore e per periodi di tempo più o meno estesi. Gli effetti sarebbero necessariamente disomogenei ed è improbabile che tutti gli individui o le popolazioni ne sarebbero toccati allo stesso modo. Però, se venissero usate più varietà di antigeni e di virus, queste differenze verrebbero livellate e la fecondità media globale potrebbe essere ridotta ad un qualsiasi livello desiderato. La tecnologia per realizzare una regolazione della fecondità globale di questo genere non è immaginaria. Oggi sono disponibili tutte le conoscenze e tutte le tecniche necessarie. Probabilmente per raggiungere il livello di crescita negativa della popolazione desiderato sarebbe necessaria la creazione e la diffusione di una quantità di agenti diversi, dal momento che l’effetto di ciascuno di essi sarebbe probabilmente parziale e geograficamente mal distribuito per via della possibilità di incidenti casuali nella diffusione e nell’infezione.

Come è ovvio, l’uso di agenti contraccettivi infettivi solleva profonde questioni etiche e morali, specialmente in merito al consenso informato e in particolare se uno presuppone che le scelte che riguardano la riproduzione siano intrinsecamente un diritto esclusivo delle coppie (o spesso del solo partner maschile?) coinvolte. È però piuttosto evidente che, alla fine, la crescita della popolazione umana subirà un freno, ed è pressoché certo che, nel momento in cui verrà superata anche la capacità a breve termine della Terra di sostenere la popolazione umana, si verificherà un fenomeno di crescita negativa dovuta a mortalità di massa per malattia, carestia e genocidio.

Ci troviamo nella stessa posizione di un cacciatore che, appostato sul versante di una montagna, veda un autobus carico di bambini bloccato dietro una curva sul versante opposto, proprio mentre un autotreno arrriva sfrecciando dalla direzione opposta, inconsapevole del pericolo che non è in grado di scorgere. Il cacciatore non può in alcun modo comunicare né con l’autista dell’autobus né col camionista, ma potrebbe sparare alle gomme dell’autotreno, con la certezza quasi assoluta di mandarlo fuori strada prima della curva, uccidendo il camionista per risparmiare l’autobus e i suoi occupanti. Si tratta ovviamente di una situazione moralmente difficile, eppure il non fare nulla (pur consentendo al cacciatore di evitare qualsiasi responsabilità legale per la morte del camionista) costituisce una scelta altrettanto discutibile, dal momento che nell’urto morirebbero tanto il camionista quanto la gente sull’autobus.

Analogamente, non arrestare e non invertire l’attuale crescita della popolazione umana porterà quasi certamente a un collasso devastante nel quale è molto probabile che muoiano centinaia di milioni di persone, se non miliardi. Nel corso del collasso, molti ecosistemi importanti verranno degradati oltre ogni possibilità di recupero, innumerevoli altre specie si estingueranno e molte risorse insostituibili non viventi e non rinnovabili verranno esaurite. Ciò indebolirà sicuramente la capacità della Terra di sostenere in futuro società umane numerose con un alto livello di cultura e prosperità, facendo allo stesso tempo in modo che il diritto di riprodursi a piacere divenga privo di significato nel momento in cui la gente, avendo perso i mezzi per assicurarsi la sopravvivenza, non potrà più provvedere ai figli che vorrebbe allevare.

Il camionista morirà, che quel cacciatore gli spari o no. È la scelta di Hobson, ma noi dobbiamo accettare il fatto che la libertà di scelta nel campo delle decisioni inerenti la riproduzione è proprio quella libertà che, nei fatti, non possiamo più permetterci, se vogliamo salvare tutte le altre.

 

Riferimenti

 

Per favore indirizzate la vostra corrispondenza a:
Dr. Hall, Professor Emeritus of Microbiology 5326 Keikilani Circle, Honolulu, HI 96821-1515.

Population and Environment: A Journal of Interdisciplinary Studies Volume 18, Numero 1, Settembre 1996 1996 Human Sciences Press, Inc.

 

Traduzione di Carpanix
Versione originale in inglese, fai click qui.