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IL GRANDE OBLIO

di Daniel Quinn (dal libro, “The Story of B”)
traduzione di Carpanix

 


Introduzione
Il mito della Rivoluzione Agricola
Oriente e Occidente
Il “nulla” preistorico
Il mito della Rivoluzione Agricola (seguito)
La legge della competizione limitata
Coloro che lasciano e coloro che prendono
Buone notizie e cattive notizie
Domande del pubblico


 

Introduzione

Con ogni pubblico e ogni individuo, devo cominciare dal mostrar loro che l’autocoscienza culturale che ereditiamo dai nostri genitori e passiamo ai nostri figli è saldamente costruita su un Grande Oblio che si verificò globalmente nella nostra cultura durante i millenni nei quali si è formata la nostra civiltà. Che accadde durante quei millenni? Accadde che le comunità agricole del Neolitico si trasformarono in villaggi, che i villaggi si tramutarono in città e che le città si raggrupparono in regni. Lo sviluppo della divisione del lavoro secondo linee di specializzazione, l’instaurazione di sistemi commerciali regionali e interregionali e la nascita del commercio come professione separata furono concomitanti con questi eventi. Ciò che si stava dimenticando in questo processo era il fatto che ci fu un tempo nel quale nulla di tutto ciò avveniva — un tempo nel quale la sussistenza della vita umana era basata sulla caccia e sulla raccolta più che sull’allevamento e sull’agricoltura, un tempo nel quale non si sognavano neppure i villaggi, le città e i regni, un tempo nel quale nessuno si guadagnava da vivere facendo il vasaio o il fabbro, un tempo nel quale il commercio era un evento informale e occasionale, un tempo nel quale vivere sul commercio era impensabile.

È difficile essere sorpresi che questo Grande Oblio si sia verificato. Al contrario, è difficile immaginare come sarebbe stato possibile evitarlo. Sarebbe stato necessario conservare la memoria del nostro passato di cacciatori/raccoglitori per cinquemila anni prima che qualcuno fosse in grado di tenerne una registrazione scritta.

Nel momento in cui qualcuno era in grado di scrivere la storia umana, gli eventi fondanti della nostra cultura erano già molto, molto antichi — ma ciò non li rese inimmaginabili. Al contrario, essi erano abbastanza facili da immaginare, semplicemente estrapolando all’indietro. Era ovvio che i regni e gli imperi del presente erano più grandi e più popolosi di quelli del passato. Era ovvio che gli artigiani del presente possedevano più nozioni ed erano più abili degli artigiani del passato. Era ovvio che gli articoli disponibili per la vendita e il commercio erano più numerosi nel presente che nel passato. Non era necessaria chissà quale impresa dell’intelletto per capire che, quanto più ci si fosse addentrati nel passato, tanto più la popolazione (e quindi le città) sarebbe stata ridotta, i mestieri primitivi e il commercio rudimentale. Infatti, era ovvio che, se si fosse andati abbastanza indietro, si sarebbe giunti ad un inizio nel quale non esistevano né città, né mestieri, né commercio.

In assenza di ogni altra teoria, sembrava ragionevole (addirittura inevitabile) supporre che la specie umana doveva avere avuto origine da una singola coppia, da un uomo e una donna originari. Non c’era nulla di intrinsecamente irrazionale o improbabile in una simile supposizione. L’esistenza di un uomo e di una donna originari non sottintendeva né negava un atto di creazione divina. Può essere che le cose comincino proprio in questo modo. Può essere che all’inizio del mondo ci fosse un uomo e una donna, un toro e una vacca, un cavallo e una giumenta, un gallo e una gallina, e così via. A quell’epoca chi poteva saperne di più? I nostri antenati culturali non sapevano nulla di alcuna “rivoluzione” agricola. Per quello che ne sapevano, gli umani erano venuti alla luce coltivando, proprio come il cervo era venuto alla luce pascolando. Per come la vedevano loro, l’agricoltura e la civilizzazione erano altrettanto innate negli umani quanto il pensiero o la parola. Il nostro passato di cacciatori/raccoglitori non era stato solo dimenticato, era inimmaginabile.

Il Grande Oblio fu tessuto nella stoffa della nostra vita intellettuale fin dalle sue più remote origini. Questa tessitura precoce fu messa in atto dagli anonimi scribi dell’antico Egitto, da quelli sumeri, assiri, babilonesi, indiani e cinesi; e poi, più tardi, da Mosè, Samuele, Elia d’Israele, da Catone il Vecchio di Roma, da Ssu-ma T’an e suo figlio Ssu-ma Ch’ien in Cina e, ancor più tardi, da Ellanico, Erodoto e Tucidide di Grecia. (Sebbene Anassimandro ipotizzasse che tutto si fosse evoluto da un materiale informe — che egli chiamava “l’infinito” — e che l’Uomo fosse derivato da antenati simili a pesci, era anch’egli inconsapevole del Grande Oblio come tutti gli altri). Questi antichi furono i maestri di Isaia e Geremia, Lao-tzu e Gautama Buddha, Talete e Eraclito — e questi furono i maestri di Giovanni Battista e di Gesù, di Confucio e di Socrate, di Platone e di Aristotele — e questi furono i maestri di Mohammed e Tommaso d’Aquino e Bacone e Galileo e Newton e Cartesio — e ognuno di essi incluse e ratificò nei propri lavori il Grande Oblio, così che ogni testo di storia, filosofia e teologia dalle origini della letteratura fino quasi al giorno d’oggi lo comprendeva come presupposto integrale e indubbio.

Ora, io spero — spero sinceramente — che ci siano molti tra voi che ardono dal desiderio di sapere perché mai nessuno abbia mai sentito una parola a proposito del Grande Oblio (o in qualsiasi altro modo lo si voglia chiamare) in nessuna delle lezioni seguite in una qualsiasi scuola di un qualsiasi grado, dall’asilo nido all’università. Se vi state ponendo questa domanda, siate certi che non si tratta assolutamente di un interrogativo accademico. È una domanda vitale, e non esito a sostenere che il futuro della nostra specie dipende da essa.

Ciò che è stato dimenticato per il Grande Oblio non è il fatto che gli umani si sono evoluti dalle altre specie. Non c’è la benché minima ragione di pensare che gli umani del Paleolitico o del Mesolitico comprendessero che si erano evoluti. Ciò che è stato dimenticato per il Grande Oblio è il fatto che, prima dell’avvento dell’agricoltura e della vita nei villaggi, gli umani avevano vissuto in un modo profondamente diverso.

Questo spiega perché il Grande Oblio non è stato rivelato dallo sviluppo della teoria evoluzionista. L’evoluzione, nei fatti, non ha nulla a che fare con esso. È stata la paleontologia che ha rivelato il Grande Oblio (e lo avrebbe rivelato anche se non fosse mai stata proposta alcuna teoria evoluzionista). Lo ha rivelato rendendo indiscutibilmente chiaro che gli umani erano già in circolazione da molto, molto, molto tempo prima di qualsiasi data immaginabile per la semina del primo raccolto e per l’inizio della civilizzazione.

La paleontologia ha reso insostenibile l’idea che l’umanità, l’agricoltura e la civilizzazione abbiano avuto inizio contemporaneamente. La storia e l’archeologia hanno evidenziato al di là di ogni dubbio che l’agricoltura e la civilizzazione risalgono solo a poche migliaia di anni fa, ma la paleontologia ha evidenziato al di là di ogni dubbio che l’umanità è vecchia di milioni di anni. La paleontologia ha reso impossibile credere che l’Uomo sia nato agricoltore e costruttore di civiltà. La paleontologia ci ha costretti a concludere che l’Uomo è nato in un modo completamente diverso — come raccoglitore e nomade senza fissa dimora — e questo è quanto è stato dimenticato a causa del Grande Oblio.

Mette a dura prova l’immaginazione chiedersi cosa avrebbero scritto i fondatori della nostra cultura se avessero saputo che gli umani avevano vissuto benissimo su questo pianeta per milioni di anni senza agricoltura né civilizzazione, se avessero saputo che l’agricoltura e la civilizzazione non sono da sempre innate negli umani. Posso concludere solo che l’intero corso della nostra storia intellettuale sarebbe stato impensabilmente diverso da quanto troviamo oggi nelle librerie.

Ma ecco uno dei più sorprendenti avvenimenti di tutta la storia umana. Quando i pensatori del XVIII, del XIX e del XX secolo furono alla fine costretti ad ammettere che l’intera struttura del pensiero della nostra cultura era stato costruito su un errore fondamentale, non accadde assolutamente nulla.

È difficile notare che non sta accadendo nulla. Ognuno lo sa. I lettori di Sherlock Holmes ricorderanno che la cosa notevole che il cane fece durante la notte fu… nulla. Ed è la cosa notevole che fecero quei pensatori: nulla. Ovviamente ad essi non importava fare nulla. Ad essi non importava risalire a tutti i pensatori delle origini della nostra cultura e chiedersi come il loro lavoro sarebbe cambiato se questi avessero saputo la verità circa le nostre origini. Temo che la verità sia che essi volessero lasciare le cose come stavano. Volevano continuare a dimenticare… ed è esattamente ciò che fecero.

Ovviamente, essi furono costretti a fare alcune concessioni. Non poterono continuare ad insegnare che gli umani erano nati coltivando. Dovettero fare i conti con il fatto che l’agricoltura costituiva uno sviluppo alquanto recente. Essi dissero a sé stessi: «Bene, chiamiamola rivoluzione — la Rivoluzione Agricola». Si trattava di un ragionamento sciatto dei peggiori, ma chi l’avrebbe messo in discussione? L’intera questione era fonte di imbarazzo, ed essi erano ben lieti di liquidarla con un’etichetta. Così nacque la Rivoluzione Agricola, una nuova menzogna da perpetuare attraverso i secoli.

Gli storici si sentirono male venendo a conoscenza della vera estensione della storia umana. La loro intera disciplina, la loro intera visione del mondo, era stata messa insieme da gente che pensava che tutto fosse cominciato solo alcune migliaia di anni fa, quando la gente comparve sulla terra per iniziare immediatamente a coltivare la terra e mettere in piedi la civilizzazione. Questa era la storia, una storia di contadini saltati fuori solo alcune migliaia di anni fa trasformando comunità agricole in villaggi, villaggi in città, città in regni. Sembrava loro che questo fosse quanto. Questo era ciò che contava, e i milioni di anni precedenti meritavano di essere dimenticati.

Gli storici non avrebbero toccato quella materia, ed ecco la scusa che prepararono per sé stessi. Non avrebbero dovuto toccarla perché… non era storia! Era una cosa nuova e strana chiamata preistoria. Quella era la scusa. Lasciate che qualche essere inferiore se ne occupi — non i veri storici, quanto piuttosto i pre-istorici. In questo modo, i moderni storici apposero il proprio timbro d’approvazione sul Grande Oblio. Ciò che venne dimenticato nel Grande Oblio non era qualcosa di importante, era solo preistoria. Qualcosa che non valeva la pena guardare. Un enorme, lungo periodo nel corso del quale non accadde nulla.

Il Grande Oblio divenne in questo modo un non-evento. I guardiani intellettuali della nostra cultura — gli storici, i filosofi, i teologi — non volevano sentirne parlare. Le fondamenta delle loro discipline erano state gettate durante il Grande Oblio, ed essi non volevano riesaminarle. Essi erano pienamente soddisfatti dal fatto che il Grande Oblio continuasse ad esistere — e, a tutti gli scopi pratici, fu proprio ciò che esso fece. La visione del mondo che oggi trasmettiamo ai nostri bambini è fondamentalmente la stessa di quattrocento anni fa. Le differenze sono superficiali. Invece di insegnare ai nostri bambini che l’umanità ebbe inizio solo alcune migliaia di anni fa (e che non esisteva prima di allora), insegnamo loro che la storia umana ebbe inizio solo alcune migliaia di anni fa (e che non esisteva prima di allora). Invece di insegnare ai nostri bambini che la civilizzazione è tutto ciò che conta per l’umanità, insegnamo loro che la civilizzazione è tutto ciò che conta per la storia. Ma ognuno sa che ciò si riduce alla stessa cosa.

In questo modo, la storia umana viene ridotta al periodo esattamente corrispondente alla storia della nostra cultura, con il rimanente 99,7% della storia umana liquidata come un semplice preludio.

 

Il mito della Rivoluzione Agricola

Che la Terra sia il centro immobile dell’universo è un’idea che la gente ha accettato per migliaia di anni. Di per sé, sembra abbastanza innocua, ma ha diffuso mille errori e posto un limite a ciò che ci fu possibile capire dell’universo. L’idea della Rivoluzione Agricola che impariamo a scuola e insegnamo ai nostri bambini sembra altrettanto innocua, ma anch’essa ha diffuso mille errori e pone un limite a ciò che possiamo capire di noi stessi e di ciò che è accaduto su questo pianeta.

In breve, l’idea centrale della Rivoluzione Agricola è questa: circa diecimila anni fa, la gente cominciò ad abbandonare la vita basata sulla raccolta, in favore dell’agricoltura. Questa affermazione trae in inganno in due modi profondamente importanti: primo, sottintendendo che l’agricoltura è una cosa sola (come la raccolta è fondalmentalmente una sola cosa) e, secondo, sottintendendo che essa fu accolta dalla gente di ogni dove più o meno contemporaneamente. C’è così poca verità in questa affermazione da rendere inutile occuparsene, quindi passo ad altro.

Diecimila anni fa, quando nel Vicino Oriente emerse il nostro particolare tipo di agricoltura, nel mondo intero erano in uso molti tipi diversi di agricoltura. Il nostro tipo di agricoltura, è quello che io chiamo agricoltura totalitaria, in modo da evidenziare come esso subordini tutte le forme di vita alla rigida, univoca produzione di cibo umano. Tra coloro che praticavano questo tipo di agricoltura, si verificò una rapida crescita della popolazione alimentata dalle enormi eccedenze alimentari generate unicamente da essa. La crescita di popolazione fu seguita da una altrettanto rapida espansione geografica che annientò ogni altro stile di vita si trovasse lungo il suo percorso (compresi quelli basati su altri tipi di agricoltura). Questa espansione e annullamento di stili di vita continuò ininterrottamente nei millenni successivi, raggiungendo alla fine il Nuovo Mondo nel XV secolo, per continuare fino ad oggi nelle aree remote dell’Africa, dell’Australia, della Nuova Guinea e del Sud America.

I pensatori che fondarono la nostra cultura immaginarono che ciò che noi facciamo sia ciò che la gente in ogni dove abbia fatto fin dall’inizio dei tempi. E, quando i pensatori del XIX secolo furono costretti a riconoscere che non era così, essi immaginarono che ciò che facciamo sia ciò che la gente in ogni dove abbia fatto negli ultimi diecimila anni. Si sarebbero facilmente potuti procurare migliori informazioni, ma ovviamente non pensarono che ne valesse la pena.

 

Oriente e Occidente

È divenuto un caposaldo della nostra mitologia culturale che una profonda spaccatura separi l’Oriente dall’Occidente e che “i gemelli non si incontreranno mai”. Questo fa sì che la gente sia sconcertata quando parlo di Oriente e Occidente come di una singola cultura. Oriente ed Occidente sono gemelli, con una madre ed un padre comuni ma, quando questi gemelli si guardano, rimangono colpiti dalle differenze, non dalle somiglianze, proprio come i gemelli biologici. Ci vuole qualcuno che guardi dall’esterno, come me, per cogliere la fondamentale identità culturale che esiste tra loro.

Niente potrebbe essere più fondamentale per qualsiasi popolo del modo in cui si procura l’essenziale per vivere. I popoli della nostra cultura, ad Oriente e ad Occidente, lo fanno per mezzo dell’agricoltura totalitaria, ed hanno agito così fin dall’inizio — lo stesso inizio. Per gli ultimi diecimila anni, i popoli tanto dell’Oriente quanto dell’Occidente hanno assunto rigidamente, solidamente ed esclusivamente l’agricoltura totalitaria come fondamento della propria vita. Non c’è alcuna differenza tra loro, a questo proposito.

L’agricoltura totalitaria è più di un mezzo per procurarsi ciò che serve per vivere, è il fondamento dello stile di vita che richiede più lavoro di qualsiasi altro mai sviluppato sul pianeta. Questo fatto è uno shock per molti ascoltatori, ma non c’è alcun dubbio in proposito: nessuno lavora più duramente, per vivere, della gente della nostra cultura. Negli ultimi quarant’anni è stato così estesamente documentato che dubito potreste mai trovare un antropologo che osi metterlo in discussione.

Sono convinto che la laboriosità del loro stile di vita ha dato origine anche a un’altra fondamentale somiglianza tra le genti dell’Oriente e dell’Occidente, ovvero alla somiglianza del loro modo di intendere la spiritualità. Ancora una volta, è un luogo comune immaginare che anche a questo riguardo una distanza enorme separi l’Oriente e l’Occidente, ma entrambi appaiono come gemelli ai miei occhi, poiché entrambi sono ossessionati dalla strana idea che la gente abbia bisogno di essere salvata. Negli ultimi decenni, la tendenza salvazionista delle religioni orientali è stata ritoccata per esportarla nel mercato Beat, Hippy e New Age, ma è inconfondibile se osservata negli originali, negli ambienti nativi.

È sicuramente vero che i fini e i mezzi della redenzione differiscono tra Oriente ed Occidente, ma allora i fini e i mezzi della redenzione differiscono tra tutte le religioni salvazioniste del mondo — questo è proprio il modo in cui riuscite a distinguerle tra loro. Il fatto essenziale rimane che ovunque nel mondo, a Oriente e a Occidente, potete avvicinarvi ad uno straniero e dire «Lascia che ti mostri come essere salvato» ed essere compresi.

 

Il “nulla” preistorico

Quando i pensatori che fondarono la nostra cultura si occuparono del passato anteriore alla comparsa dell’uomo agricoltore, videro… il nulla. Era ciò che si aspettavano di vedere dal momento che, secondo le loro elaborazioni, la gente non avrebbe potuto esistere prima dell’agricoltura più di quanto un pesce avrebbe potuto esistere prima dell’acqua. Ad essi, lo studio dell’uomo preagricolo sarebbe sembrato lo studio di nessuno.

Quando l’esistenza dell’uomo preagricolo divenne innegabile, nel XIX secolo, i pensatori della nostra cultura non si preoccuparono di turbare la saggezza ereditata dagli antichi, così che lo studio dell’uomo preagricolo divenne lo studio di nessuno. Essi sapevano che non avrebbero potuto cavarsela dicendo che le genti preagricole vivevano nella non-storia, così dissero che vivevano in qualcosa chiamato preistoria. Sono sicuro che capite cos’è la preistoria. È qualcosa di simile alla pre-acqua, e voi tutti sapete cos’è la pre-acqua, non è vero? La pre-acqua è il luogo nel quale vivevano i pesci prima che cominciasse ad esistere l’acqua, così come la preistoria è il periodo nel quale la gente viveva prima che cominciasse la storia.

Come ho più volte messo in evidenza, i pensatori che fondarono la nostra cultura immaginavano che l’Uomo fosse nato agricoltore e costruttore di civiltà. Quando i pensatori del XIX secolo furono costretti a riconsiderare questa idea, lo fecero in questo modo: l’Uomo può non essere nato agricoltore e costruttore di civiltà ma, nonostante tutto, è nato per diventare agricoltore e costruttore di civiltà. In altre parole, l’uomo di quella favola conosciuta come preistoria raggiunse la nostra consapevolezza culturale come un essere dallo sviluppo molto, molto lento, e la preistoria divenne un resoconto di gente che fu molto, molto lenta a diventare agricoltori e costruttori di civiltà. Se vi serve un’informazione per confermare questo fatto, considerate la consueta definizione delle genti preistoriche come genti della “Età della Pietra”: questa nomenclatura fu scelta da gente che non aveva alcun dubbio che le pietre, per questi nostri patetici antenati, fossero importanti quanto le presse per la stampa e le locomotive per la gente del XIX secolo. Se volete farvi un’idea di quanto le pietre fossero importanti per le genti preistoriche, visitate coloro che ancor oggi vivono secondo lo stile della cultura della “Età della Pietra” in Nuova Guinea o in Brasile e vedrete che, per essi, le pietre sono all’incirca altrettanto importanti della colla per noi. Essi usano le pietre in continuazione, ovviamente — così come noi usiamo continuamente la colla — ma chiamarli gente della “Età della Pietra” non ha più senso che chiamare noi stessi gente della “Età della Colla”.

 

Il mito della Rivoluzione Agricola (seguito)

I pensatori che fondarono la nostra cultura intesero le origini dell’Uomo in questo modo:

I riluttanti revisori del XIX secolo corressero le origini dell’uomo in questo modo:

Naturalmente, essi non esitarono a presupporre che l’intera storia umana conducesse a “Noi” — la gente della nostra cultura — e questo è il modo nel quale da allora la questione è stata insegnata nelle nostre scuole. Sfortunatamente, come gran parte del pensiero che venne elaborato in quel periodo, questo modo di intendere le cose era così grottescamente falso rispetto ai fatti da far apparire dei giganti intellettuali gli eccentrici sostenitori della teoria in base alla quale la Terra è piatta.

Ecco come le cose devono apparire se cominciate a prendere coscienza del fatto che li genti della nostra cultura non costituiscono i soli umani del pianeta:

Questo diagramma rivela una divisione dell’umanità ben più profonda di quella che noi vediamo dividere l’Oriente e l’Occidente. Qui vediamo la divisione che si verificò tra coloro che incapparono nel Grande Oblio e coloro che non vi incapparono.

 

La legge della competizione limitata

Durante il Grande Oblio divenne luogo comune tra la gente della nostra cultura che la vita “selvaggia” era governata da una sola, crudele legge nota come “legge della giungla”, grossolanamente convertibile in “uccidere o essere uccisi”. Negli ultimi decenni, tramite il processo dell’osservare (anziché semplicemente del supporre), gli etologi hanno scoperto che questa legge dell’“uccidere o essere uccisi” è una fantasia. Nei fatti, un sistema di leggi — universalmente osservate — preserva la tranquillità della “giungla”, protegge le specie e gli individui e promuove il benessere della comunità nel suo insieme. Questo sistema di leggi è stato chiamato, tra le altre cose, legge del mantenimento della pace, legge della competizione limitata e etica animale.

In breve, la legge della competizione limitata è questa: puoi competere al massimo delle tue capacità ma non puoi cacciare fino alla loro scomparsa i tuoi competitori, né distruggere il loro cibo o negare ad essi l’accesso al cibo. In altre parole, puoi competere ma non puoi dichiarare guerra ai tuoi competitori [è mia opinione personale che questa legge della competizione limitata sia essa stessa una fantasia; ciò non esclude il valore etico che essa può avere per noi umani se assunta come riferimento di principio - N.d.T.].

La capacità riproduttiva è chiaramente un prerequisito del successo biologico e possiamo essere certi che ogni specie nasce ereditando questa capacità essenziale dalla sua specie genitrice. Allo stesso modo, seguire la legge della competizione limitata è un prerequisito del successo biologico e possiamo stare sicuri che ogni specie nasce seguendola, come eredità essenziale acquisita dalla sua specie genitrice.

Gli umani nacquero seguendo la legge della competizione limitata. Questo è un modo diverso per dire che vivevano come tutti gli altri esseri della comunità biologica, competendo al massimo delle proprie capacità ma senza dichiarare guerra ai propri competitori. Essi nacquero seguendo la legge e continuarono a seguirla fino a circa diecimila anni fa, quando la gente di una singola cultura nel Vicino Oriente cominciò a praticare una forma di agricoltura ad essa contraria in tutto, una forma di agricoltura nella quale si era incoraggiati a dichiarare guerra ai competitori — a cacciarli fino alla loro scomparsa, a distruggere il loro cibo e a negare ad essi l’accesso al cibo. Questa era ed è la forma di agricoltura praticata nella nostra cultura, tanto ad Oriente quanto ad Occidente — e in nessun’altra.

 

Coloro che lasciano e coloro che prendono

Siamo alla fine arrivati ad un punto in cui possiamo abbandonare questo vago e goffo parlare di “gente della nostra cultura” e di “gente di tutte le altre culture”. Potremmo accordarci su “coloro che seguono la legge” e “coloro che rinnegano la legge”, ma un collega ha fornito una coppia di nomi più semplici per identificare questi due gruppi, chiamandoli “Leavers” e “Takers” [alla lettera: “Coloro che lasciano” e “Coloro che prendono”; per brevità userò i termini inglesi originali - N.d.T.]. Egli ha spiegato i due termini in questo modo: i Leavers, seguendo la legge, lasciano il dominio del mondo nelle mani degli dei, mentre i Takers, rinnegando la legge, assumono il dominio del mondo nelle proprie mani. Egli non era soddisfatto da questa terminologia (e non lo sono neppure io) ma essa è in certa misura condivisa e non ho nulla con cui sostituirla [non posso astenermi dal sottolineare che il discorso di Quinn sta assumendo un tono mistico che non condivido: gli dei non hanno nulla a che fare con la nostra vita; ciò non sminuisce la validità del discorso nei suoi princìpi generali - N.d.T.].

La cosa importante da notare è che esiste una continuità culturale tra i Leavers che si estende all’indietro per tre milioni di anni fino alla nascita del nostro genere. L’Homo habilis nacque Leaver e fu un seguace della stessa legge che è oggi seguita dagli Yanomami del Brasile e dai Boscimani del Kalahari — e da centinaia di altre genti aborigene nelle zone non sviluppate del mondo intero.

È proprio questa continuità culturale che fu interrotta dal Grande Oblio. Mettendola diversamente: dopo aver rinnegato la legge che ci aveva protetto dall’estinzione per tre milioni di anni e dopo esserci resi nemici del resto della comunità biologica, abbiamo rimosso il nostro stato di fuorilegge dimenticando che fosse mai esistita una legge.

 

Buone notizie e cattive notizie

Se sapete anche solo poco di me, saprete anche che mi si appella con molti pessimi epiteti. La ragione di ciò è che porto buone notizie, le migliori che abbiate mai avuto da lungo tempo. Potreste pensare che portare buone notizie dovrebbe fare di me un eroe, ma vi assicuro che non è per nulla così. La gente della nostra cultura è abituata alle brutte notizie ed è pienamente preparata a riceverle; nessuno penserebbe anche solo per un momento di denunciarmi se mi alzassi e proclamassi che siamo tutti condannati. È proprio perché non dico questo che vengo denunciato. Prima di proclamare le buone notizie che vi porto, lasciate che chiarisca le cattive notizie che la gente è sempre pronta a sentire:

«L’Uomo è il flagello del pianeta ed è nato per essere un flagello, solo alcune migliaia di anni fa».

Credetemi, potrei guadagnarmi applausi dal mondo intero pronunciando queste parole. Ma le notizie che sono qui per portarvi sono molto diverse:

«L’Uomo non è nato alcune migliaia di anni fa e non è nato come flagello».

È per questa notizia che vengo condannato.

L’Uomo nacque milioni di anni fa, e non era un flagello più delle aquile, dei leoni o dei calamari. Egli è vissuto in pace col mondo… per milioni di anni.

Questo non significa che fosse un santo. Non significa che camminasse sulla terra come un Buddha. Significa che viveva in modo innocuo come una iena, uno squalo o un serpente a sonagli.

Non è l’Uomo ad essere il flagello del mondo, è una singola, particolare cultura. Una cultura tra centinaia di migliaia di culture. La nostra cultura.

Ed ecco la migliore delle notizie che ho da portarvi:

«Non dobbiamo cambiare l’umanità per sopravvivere. Dobbiamo cambiare una sola cultura».

Non voglio dire che sia un compito facile ma, almeno, non è un compito impossibile.

 

Domande del pubblico

Domanda Sta identificando ciò che i teologi chiamano “la Caduta” con il sorgere della nostra cultura?
Risposta È esattamente quello che sto facendo. I punti in comune tra questi due eventi sono stati notati da tempo, ovviamente — il fatto che entrambi siano associati alla nascita dell’agricoltura e che entrambi si verificarono nella stessa parte del mondo. Ma la difficoltà nell’identificarli come un solo evento è data dal fatto che la Caduta viene percepita come un evento spirituale, mentre la nascita della nostra cultura viene percepita come un evento tecnologico. Come che sia, temo che dovrò venire qui un’altra volta per esplorare con voi le profonde ricadute spirituali di tale evento tecnologico.
 
Domanda Sostiene che l’Uomo visse in pace col mondo durante i milioni di anni che hanno preceduto la Rivoluzione Agricola. Ma non è vero che prove recenti hanno rivelato che gli antichi raccoglitori cacciarono molte specie fino a condurle all’estinzione?
Risposta Penso di poter ricordare le parole che ho usato appena un momento fa, quando dissi che l’Uomo visse in pace col mondo: «Questo non significa che fosse un santo. Non significa che camminasse sulla terra come un Buddha. Significa che viveva in modo innocuo come una iena, uno squalo o un serpente a sonagli». Ogni qualvolta una nuova specie fa la sua comparsa sul pianeta, si verificano aggiustamenti nell’intera comunità vivente — e alcuni di questi aggiustamenti sono fatali per qualche specie. Per esempio, quando i veloci, potenti predatori felini apparsero nel tardo Eocene, le ripercussioni si sentirono nell’intera comunità — a volte sotto forma di estinzione. Specie facilmente predabili si estinsero perché non potevano riprodursi abbastanza velocemente da rimpiazzare gli individui che i felini stavano predando. Anche alcuni dei competitori dei felini si estinsero, per la semplice ragione che non potevano competere — essi non erano semplicemente grandi o veloci a sufficienza. Dopo tutto, questa comparsa e scomparsa di specie è ciò in cui consiste l’evoluzione.

I cacciatori umani del Mesolitico possono anche aver cacciato il mammuth fino all’estinzione ma, sicuramente, non lo fecero per scelta politica, secondo le modalità seguite dagli agricoltori nel cacciare i coyote e i lupi allo scopo di liberarsi di essi. I cacciatori del Mesolitico possono anche avere cacciato l’alce gigante fino all’estinzione ma, certamente, essi non lo fecero con incallita indifferenza, come i cacciatori d’avorio massacrano gli elefanti. I cacciatori d’avorio sanno fin troppo bene che ogni uccisione avvicina la specie all’estinzione, mentre i cacciatori del Mesolitico potrebbero non avere capito una cosa simile in relazione all’alce gigante.

Il punto da tenere presente è questo: è la politica dell’agricoltura totalitaria il cancellare le specie indesiderate. Se gli antichi raccoglitori hanno cacciato una qualsiasi specie fino all’estinzione, non era certo perché volessero cancellare la propria scorta di cibo!
 
Domanda L’agricoltura non è stata sviluppata come risposta alla fame?
Risposta L’agricoltura è inutile come rimedio per la fame. Non si può contrastare la fame seminando un campo più di quanto si possa porre rimedio alla caduta da un aereo lavorando a maglia un paracadute. Ma questo esempio non è efficace. Dire che l’agricoltura è stata sviluppata come risposta alla fame è come dire che il fumo delle sigarette è stato sviluppato come risposta al cancro ai polmoni. l’agricotura non cura la fame, la promuove — essa crea le condizioni nelle quali si verifica la fame. L’agricoltura rende possibile vivere in un’area a più persone di quante quell’area sia in grado di reggere — ed è proprio lì che la fame si presenta. Per esempio, l’agricoltura permise a molte popolazioni dell’Africa di trarre dalle proprie terre native più risorse del dovuto — e questa è la ragione per la quale queste popolazioni stanno ora soffrendo la fame.

 

Pubblicato, in inglese, su www.eces.org
Traduzione di Carpanix